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L’UE indaga su Grok e X per il problema dei deepfake: nuovi attriti in vista?

L’intelligenza artificiale generativa sta portando con sé sfide etiche e legali senza precedenti, mettendo a dura prova la capacità delle piattaforme social di moderare contenuti potenzialmente dannosi. Recentemente, l’Unione Europea ha avviato una nuova indagine nei confronti di X e del suo chatbot integrato, Grok, focalizzandosi sulla presunta diffusione di immagini sessualmente esplicite generate dall’IA – con protagonisti anche minori.

La nuova azione non è un evento isolato, ma si inserisce in un quadro di crescenti tensioni tra le autorità di regolamentazione europee e la gestione della piattaforma da parte di Elon Musk.

L’Europa non molla l’osso: X e Grok nel mirino, stavolta per i deepfake

Crediti: xAI

L’indagine della Commissione Europea punta a determinare se X abbia rispettato gli obblighi legali previsti dal Digital Services Act o se, al contrario, abbia considerato i diritti fondamentali dei cittadini europei, in particolare di donne e bambini, come un semplice danno collaterale dei propri servizi. La vicepresidente esecutiva della Commissione, Henna Virkkunen, ha definito i deepfake a sfondo sessuale come una forma violenta e inaccettabile di degradazione umana.

Il fulcro dell’indagine riguarda le misure di riduzione del rischio adottate da X nel momento in cui ha implementato Grok sulla piattaforma; secondo l’UE i rischi legati alla creazione e alla diffusione di contenuti manipolati sembrano essersi concretizzati (senza particolari contromisure).

Oltre alla questione specifica dell’IA generativa, l’Unione Europea ha deciso di ampliare un’indagine già avviata nel 2023 riguardante l’algoritmo di raccomandazione di X e gli strumenti utilizzati per prevenire la circolazione di contenuti illeciti. L’indagine arriva in un momento geopolitico estremamente delicato, caratterizzato dalle frizioni tra l’amministrazione statunitense e l’Europa riguardo alla regolamentazione delle grandi aziende tecnologiche americane.

Risale solo a poche settimane fa la precedente sanzione da 120 milioni di euro per violazioni del DSA che ha colpito X, scatenando le ire di Elon Musk.

Mentre X continua a rassicurare tutti sostenendo di essere collaborativa, i fatti sembrano dire altro. Il caso Grok dimostra che non basta lanciare uno strumento potente per essere moderni; bisogna anche sapersi prendere la responsabilità di ciò che quello strumento crea e in questo caso parliamo di odiosi deepfake con protagonisti perfino dei minori. E l’Europa, stavolta, sembra intenzionata a presentare un conto molto salato.

Gabriele Cascone

Innamorato della tecnologia, con un occhio di riguardo verso smartphone e gaming, è legato indissolubilmente al mondo Nerd. Serie TV, film, giochi, manga, anime e comics sono all'ordine del giorno.

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