La competizione globale sull’intelligenza artificiale si arricchisce di un nuovo, teso capitolo che vede contrapposte le aziende statunitensi e i concorrenti asiatici.
Anthropic ha recentemente lanciato un duro atto d’accusa contro tre note società cinesi, ovvero DeepSeek, Moonshot e MiniMax, imputando loro di aver orchestrato campagne su scala industriale per sottrarre illecitamente le tecnologie alla base dei propri sistemi.
Secondo i dati diffusi, l’operazione avrebbe coinvolto la creazione di circa 24.000 account fittizi, architettati appositamente per aggirare le restrizioni geografiche e violare i termini di servizio. Tramite questi profili fraudolenti, le realtà coinvolte avrebbero generato oltre 16 milioni di interazioni con l’assistente Claude.
L’azienda americana non ha esitato a inquadrare la vicenda come una vera e propria questione di sicurezza nazionale, sollevando preoccupazioni che travalicano ampiamente la semplice concorrenza commerciale.
IA sotto attacco, secondo Anthropic la colpa è dei cinesi

Le accuse si concentrano su una tecnica specifica definita come attacco di distillazione. In ambito informatico, la distillazione rappresenta un metodo del tutto legittimo e ampiamente adottato dai laboratori per creare versioni più leggere ed economiche dei propri software, destinate agli utenti finali.
Tuttavia, la medesima tecnica può essere impiegata in modo malevolo per compiere ingegneria inversa. Interrogando ripetutamente un sistema avanzato con innumerevoli variazioni dei prompt, un’azienda rivale può acquisire e copiare capacità logiche complesse in tempi ristretti.
Soprattutto, questa scorciatoia permette di abbattere i costi rispetto allo sviluppo indipendente di una tecnologia nativa.
Considerando che le grandi imprese statunitensi stanno spendendo decine di miliardi di dollari in infrastrutture, ricerca e centri dati, l’eventualità che attori esteri possano replicare tali architetture a basso costo rappresenta una minaccia economica di proporzioni colossali, capace di annullare qualsiasi vantaggio competitivo.
Il furto di proprietà intellettuale è ora un problema per le aziende IA?
La denuncia si inserisce in un contesto normativo ed etico decisamente complesso e ricco di contraddizioni. Già nel mese di gennaio OpenAI aveva puntato il dito contro DeepSeek per motivazioni sostanzialmente identiche.
Eppure, le rimostranze delle aziende tecnologiche occidentali suscitano spesso reazioni ironiche da parte dell’opinione pubblica e degli addetti ai lavori. La maggior parte di queste stesse società ha infatti addestrato i propri algoritmi su enormi volumi di opere coperte da diritto d’autore, senza richiedere permessi o riconoscere compensi economici ai legittimi proprietari.
La giustificazione ricorrente è che un approccio rigido al copyright impedirebbe lo sviluppo di sistemi all’avanguardia, avvantaggiando nazioni che non applicano le medesime limitazioni.
A tal proposito, durante un evento di settore svoltosi nel luglio del 2025, il Presidente USA Donald Trump aveva sostenuto come l’apprendimento automatico non debba essere considerato una violazione del copyright, facendo un parallelo con l’acquisizione umana di conoscenza tramite la lettura e ricordando proprio come i rivali cinesi ignorino apertamente tali vincoli.
Questo posiziona l’industria statunitense in una situazione piuttosto ambigua, impegnata a difendere in modo inflessibile la propria proprietà intellettuale sui modelli ultimati, ma decisamente più permissiva quando si tratta di acquisire i dati necessari a costruirli.
Una chiamata all’azione globale
Nonostante l’evidente violazione delle regole di utilizzo della piattaforma, rimane incerto se le azioni di estrazione condotte dai tre laboratori cinesi infrangano in modo diretto le leggi internazionali vigenti, o se vi siano strumenti legali efficaci per arginarle in modo definitivo, al di là della temporanea sospensione degli account incriminati.
Di fronte a intrusioni che diventano ogni giorno più elaborate, come quella sottolineata anche da Google sul suo chatbot Gemini, la dirigenza di Anthropic ha sottolineato come la finestra temporale per intervenire si stia restringendo rapidamente.
L’azienda chiede a gran voce un’azione rapida e coordinata che coinvolga gli attori del settore, le istituzioni politiche e l’intera comunità globale, al fine di arginare un fenomeno che minaccia di compromettere il futuro tecnologico occidentale.








