L’inizio del 2026 sta segnando una pagina complessa per l’industria tecnologica, caratterizzata da una vertiginosa ascesa dei costi della componentistica che rischia di pesare gravemente su consumatori e aziende.
Secondo un recente rapporto pubblicato dalla società di analisi Counterpoint, i prezzi delle memorie DRAM e NAND hanno registrato un’impennata superiore al 90% nel solo primo trimestre dell’anno in corso.
I dati, aggiornati a febbraio 2026, dipingono uno scenario di scarsità di offerta che sta colpendo trasversalmente sia il settore dei personal computer che quello, ancora più strategico, dei server.
Già nel quarto trimestre del 2025 si erano avvisati i primi segnali di tensione, con i prezzi delle memorie per PC aumentati del 35% e quelli per i server saliti del 76%. Tuttavia, quello che sembrava un rincaro gestibile si è trasformato in una vera e propria esplosione dei costi nei primi mesi del 2026.
Le stime attuali indicano che i prezzi delle memorie per PC e delle NAND supereranno rispettivamente il 90% e il 100% di aumento, raddoppiando di fatto le quotazioni precedenti. Ancora più critica la situazione nel mondo enterprise: per i server si prevedono rincari che sfiorano il 98% per le memorie e il 90% per lo storage NAND.
Questa dinamica ha creato un paradosso per i produttori di semiconduttori. Se da un lato la catena di approvvigionamento è sotto stress, dall’altro i margini operativi hanno raggiunto livelli storici. È emerso un dato sorprendente: per la prima volta, i margini della DRAM convenzionale hanno superato quelli delle costose memorie HBM (High Bandwidth Memory), con profitti operativi che hanno toccato la soglia del 60% già alla fine del 2025.
Questo scenario suggerisce che i produttori di chip si apprestano a registrare guadagni record, stabilendo un nuovo standard di profittabilità che potrebbe rendere un’eventuale futura flessione del mercato particolarmente dolorosa.
Di fronte a costi di approvvigionamento quasi triplicati per alcuni kit DDR5 di fascia alta, gli OEM si trovano costretti a rivedere le proprie strategie industriali. Jeongku Choi, Senior Analyst citato nel report, descrive la situazione come un “doppio colpo” per i produttori di dispositivi: l’aumento dei costi dei componenti si scontra con un potere d’acquisto dei consumatori indebolito.
La reazione immediata delle aziende è stata quella di ridurre la quantità di memoria installata per dispositivo o, in alternativa, concentrarsi quasi esclusivamente sulle linee di prodotti premium equipaggiate con LPDDR5, dove è più semplice assorbire e giustificare i rincari offrendo un valore aggiunto percepito all’utente finale.
Purtroppo, le proiezioni per l’immediato futuro non lasciano spazio all’ottimismo. Le analisi indicano che la curva ascendente dei prezzi non ha ancora raggiunto il suo apice. Per il secondo trimestre del 2026 è atteso un ulteriore incremento medio tra il 15% e il 20%, alimentato da una domanda senza precedenti legata alle infrastrutture per l’Intelligenza Artificiale.
Sebbene alcuni segnali indichino un possibile appiattimento della curva, molti addetti ai lavori e diverse fonti industriali suggeriscono che la normalizzazione del mercato potrebbe non avvenire prima della seconda metà del 2027 o addirittura dell’inizio del 2028.
Fino ad allora, il settore dovrà navigare in acque agitate, con le soluzioni provenienti dal mercato cinese che iniziano a essere osservate con interesse crescente come possibile ancora di salvezza per mitigare la crisi.
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