Crediti: Gemini
L’era della generazione di immagini raffiguranti le icone dell’intrattenimento globale ha subito una brusca frenata sulle piattaforme di Google.
Chi oggi tenta di utilizzare Gemini o Nano Banana per dare vita a nuove illustrazioni di Topolino, Iron Man o Yoda (e non solo) si scontra con un rifiuto categorico.
Questa nuova politica restrittiva non è frutto di un errore, ma è la diretta conseguenza di una complessa manovra legale e commerciale orchestrata dalla Disney alla fine del 2025.
La decisione di Mountain View di imporre questi nuovi filtri scaturisce da una diffida formale ricevuta nel dicembre scorso. I legali della Disney sono stati perentori: Google doveva cessare immediatamente la copia, la visualizzazione pubblica, la distribuzione e la creazione di opere derivate basate sui personaggi protetti da copyright dell’azienda.
Questa mossa aggressiva ha anticipato di poco l’annuncio di una partnership strategica tra il colosso dell’intrattenimento e OpenAI.
L’accordo, che garantisce a ChatGPT e Sora l’esclusiva sui diritti di generazione AI per un periodo triennale, ha di fatto tagliato fuori i competitor, costringendo Google a rivedere i propri protocolli di sicurezza per evitare contenziosi legali di vasta portata.
Di conseguenza, l’accesso a un catalogo di oltre 250 personaggi iconici appartenenti a brand come Marvel, Pixar e Star Wars è ora appannaggio esclusivo delle tecnologie di Sam Altman.
Le ripercussioni per l’utente finale sono immediate. Inserendo prompt che richiedono esplicitamente o anche solo in modo sottile la generazione di volti noti dell’universo Disney, il sistema restituisce ora un messaggio standardizzato. Il chatbot spiega di non poter generare l’immagine richiesta a causa di preoccupazioni sollevate da fornitori di contenuti terzi, invitando l’utente a modificare la richiesta.
I test effettuati da Android Authority confermano che il blocco è chirurgico e specifico: mentre le richieste legate ai brand Disney vengono sistematicamente respinte, è ancora possibile generare immagini relative a proprietà intellettuali di altri studi concorrenti.
Ad esempio, le richieste di creare immagini di Shrek, la cui proprietà intellettuale appartiene a DreamWorks e NBCUniversal, vengono elaborate senza alcun impedimento da Nano Banana.
È interessante notare come l’applicazione di questi filtri non sia stata istantanea. Nelle settimane immediatamente successive alla ricezione della lettera di diffida a dicembre, il sistema presentava ancora delle falle che permettevano sporadiche generazioni di materiale protetto.
Tuttavia, con l’avanzare delle settimane e la conferma dell’accordo con OpenAI, le maglie della censura si sono strette definitivamente, bloccando ogni tentativo.
Nonostante la severità del blocco attuale, Google mantiene una linea diplomatica riguardo alla vicenda. Un portavoce dell’azienda ha sottolineato l’esistenza di una relazione di lunga data e reciprocamente vantaggiosa con la Disney, ribadendo l’impegno a proseguire il dialogo tra le parti.
La società di Mountain View difende il proprio modello di sviluppo, basato sull’utilizzo di dati pubblici provenienti dal web aperto per costruire le proprie intelligenze artificiali, citando l’implementazione di controlli innovativi per il copyright come Content ID per YouTube.
Tuttavia, la realtà dimostra che, almeno per il prossimo triennio, la creatività legata all’universo Disney resterà accessibile solo tramite i partner ufficiali, lasciando gli strumenti di Google privi di una fetta considerevole dell’immaginario pop contemporaneo.
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