Già durante la recensione dello Xiaomi 15 Ultra dello scorso anno, avevamo evidenziato come la partnership con Leica avesse trasformato quel dispositivo in una vera e propria “macchina fotografica dotata di funzioni telefoniche”, più che in un semplice smartphone. Ebbene, questa precisa direzione, ormai evidente per l’azienda asiatica, viene spinta ulteriormente con il nuovo Xiaomi 17 Ultra: un dispositivo pensato espressamente per chi vuole fotografare per davvero, che si propone come come obiettivo quello di essere un’alternativa più che credibile alle macchine fotografiche compatte.
Fin dai primissimi giorni di test di questo nuovo top di gamma, l’impressione è stata quella di trovarsi di fronte al traguardo di un’evoluzione iniziata ai tempi dello Xiaomi 13 Ultra. Dopo la l’evoluzione del comparto fotografico vista sui modelli precedenti, questo 17 Ultra sembra infatti portare la qualità dell’immagine al massimo livello fisico consentito dagli ingombri di uno smartphone, anche grazie ad alcune chicche hardware davvero molto interessanti, come un nuovo sensore ed un sistema di zoom ottico fisico.
Intendiamoci, lo Xiaomi 17 Ultra resta uno smartphone premium a 360 gradi e, naturalmente, non è privo di difetti. Insomma, piuttosto che stravolgere il progetto della generazione passata il brand ha preferito affinarlo, ed il risultato è un dispositivo nettamente più maturo e ottimizzato che, pur ammiccando ai puristi dell’immagine, è in grado di soddisfare le esigenze di chiunque cerchi l’eccellenza in ambito mobile. Con tutti i pregi e i difetti del caso.
Recensione Xiaomi 17 Ultra: fotografia ai massimi livelli
Videorecensione Xiaomi 17 Ultra
Fotocamere
Con uno smartphone del genere, non si può che iniziare la recensione parlando del comparto fotografico, che è senza alcun dubbio il cuore dello Xiaomi 17 Ultra. L’intero sistema è stato ripensato per alzare l’asticella delle prestazioni ottiche nel mondo mobile, non solo lato software ma soprattutto lato hardware. E la differenza è palese.

Xiaomi 17 Ultra adotta un sistema a tre fotocamere composto da un’ultra-grandangolare equivalente 14 mm, da una fotocamera principale Leica equivalente 23 mm con sensore da 1 pollice e da un teleobiettivo Leica da 200 megapixel con zoom ottico variabile equivalente 75-100 mm. È chiaro quindi che l’obiettivo del brand è quello di coprire in modo coerente praticamente ogni scenario di scatto: paesaggio, street photography, ritratto e fotografia notturna. Ma la differenza reale non sta solo nelle focali, bensì nella qualità dell’architettura ottica e nel modo in cui le tre camere dialogano tra loro.
La fotocamera principale è basata su un nuovo sensore Light Fusion 1050L da 1 pollice, dotato di tecnologia LOFIC HDR. Ed è una differenza cruciale rispetto ai tipici sensori CMOS, perché permette una capacità di full well fino a 6,3 volte superiore rispetto al precedente sensore da 1 pollice utilizzato dalla generazione passata. Tradotto in parole povere, significa una capacità molto più ampia di accumulare informazioni luminose prima di saturare i pixel. Il risultato pratico si vede soprattutto nelle scene ad alto contrasto, come controluce forti o ambienti notturni con luci artificiali intense. Le alte luci vengono gestite con maggiore controllo e le ombre mantengono più dettaglio senza ricorrere a un HDR aggressivo e artificiale.
La tecnologia LOFIC HDR interviene direttamente a livello hardware nella gestione dell’esposizione, migliorando realmente la gestione della gamma dinamica. Questo consente di preservare dettaglio nelle aree più luminose e in quelle più scure simultaneamente, con una resa più naturale e meno “compressa”. In notturna, poi, l’effetto è ancora più evidente, perché le transizioni tonali risultano più pulite e meno soggette a banding o artefatti.
Dal punto di vista ottico, l’intero sistema sfrutta un design Leica UltraPure con gruppo lenti G+P, studiato per ridurre in modo significativo il ghosting lineare ad arco, uno dei difetti tipici in condizioni di luce complessa come fari diretti o sorgenti luminose puntiformi. Si tratta di lenti realizzate, per la prima volta, in vetro che contribuiscono a una resa più stabile e coerente quando si scatta in ambienti difficili, mantenendo contrasto e pulizia anche in presenza di flare potenzialmente critici.
Il teleobiettivo da 200 megapixel è probabilmente l’elemento più ambizioso del sistema. Non si tratta semplicemente di un sensore ad altissima risoluzione, ma di un modulo ottico avanzato composto da tre gruppi di lenti perfettamente accoppiati e da un prisma che permette di superare le tradizionali limitazioni qualitative delle focali medio-lunghe su smartphone. I secondi e terzi gruppi ottici possono muoversi indipendentemente per regolare lunghezza focale e messa a fuoco, consentendo uno zoom ottico reale lungo l’intervallo equivalente 75-100 mm. Questo significa che la variazione di focale non avviene tramite crop digitale, ma attraverso una vera modulazione ottica.
In tutto l’intervallo 75-100 mm, Xiaomi 17 Ultra sfrutta pienamente il grande sensore tele da 1/1.4 pollici e mantiene qualità nativa a 200 megapixel senza ricorrere a ritagli digitali. È un dettaglio tecnico molto importante, perché significa che anche a focali diverse la quantità di informazione catturata resta elevata e non si perde superficie sensibile. In soldoni, questo si traduce in uno zoom che non crolla in dettaglio appena si supera una soglia prefissata, ma mantiene coerenza e pulizia lungo tutto il range.

A rendere il tele ancora più interessante è l’adozione di un design ottico Leica APO. Parliamo di una configurazione con tre lenti in vetro a materiale personalizzato progettate per ridurre l’aberrazione cromatica direttamente a livello hardware. In un sistema tradizionale, le diverse lunghezze d’onda della luce non convergono perfettamente nello stesso punto, generando fringing viola o verde nei bordi ad alto contrasto. Con la soluzione APO, tutti i colori convergono nello stesso piano di messa a fuoco, eliminando gran parte del color fringing e migliorando la nitidezza percepita.
Questo approccio consente a Xiaomi 17 Ultra di ridurre in modo significativo le frange viola e verdi anche in situazioni tele ad alto contrasto, come dettagli architettonici controluce o soggetti lontani con forte separazione tra luce e ombra. È proprio grazie a questa qualità ottica che il dispositivo ottiene la certificazione Leica APO, diventando il primo flagship Xiaomi a raggiungere questo riconoscimento.
L’ultra-grandangolare equivalente 14 mm completa il sistema coprendo le esigenze di paesaggio e fotografia urbana, garantendo ampiezza prospettica senza sacrificare troppo in dettaglio e coerenza cromatica. Anche qui il lavoro sulla progettazione ottica contribuisce a ridurre distorsione e ghosting, mantenendo una resa più uniforme rispetto alle generazioni precedenti.
Insomma, è inutile girarci troppo intorno: il sistema fotografico di Xiaomi 17 Ultra non punta solo a impressionare con i numeroni, ma a stabilire un nuovo standard nel mondo della fotografia mobile. L’integrazione tra sensore Light Fusion 1050L, tecnologia LOFIC HDR, tele Leica APO da 200 MP con zoom ottico 75-100 mm e design UltraPure G+P crea una piattaforma che lavora prima sull’ottica e poi sul software. Ed è proprio questo cambio di priorità, dall’elaborazione forzata alla qualità fisica del sistema lente-sensore, che rende il comparto fotografico di Xiaomi 17 Ultra uno dei più ambiziosi mai realizzati nel panorama Android.
Molto bene anche il comparto video. È possibile registrare video in 4K a 60 fps con tutte le fotocamere (anche quella frontale) ed è possibile registrare video in 4K a 120 fps. La stabilizzazione funziona sorprendentemente bene e sono convinto che, assieme al Samsung Galaxy S26 Ultra, lo Xiaomi 17 Ultra sia tra gli smartphone Android che meglio si comportano nella registrazione dei video.
Design e materiali
Se il comparto fotografico rappresenta il cuore tecnologico di Xiaomi 17 Ultra, il design è una sorta di conferma. Non è uno smartphone che cerca di essere sottile a tutti i costi o leggero per forza: è un dispositivo progettato per ospitare un’architettura ottica complessa, una batteria generosa (anche se nella versione Global è meno capiente rispetto a quella cinese) e un sistema di dissipazione importante che, come vedremo, fa bene il suo lavoro ma che in rare occasioni potrebbe far scaldare un po’ troppo lo smartphone.
Il telaio è realizzato in lega di alluminio ad alta resistenza lavorata CNC, con una struttura interna rinforzata pensata per migliorare rigidità torsionale e resistenza agli urti. La sensazione in mano è quella di un prodotto “massiccio”, ma con una distribuzione dei pesi studiata per compensare l’imponente modulo fotografico posteriore che, ricordiamolo non è un semplice elemento estetico, ma una vera piattaforma ottica multilivello che integra prisma periscopico, gruppi lenti mobili e sensori di grandi dimensioni. È piuttosto chiaro, quindi, che l’architettura hardware interna è stata progettato per alloggiare questi componenti senza compromettere stabilità e robustezza strutturale.
Il retro utilizza un vetro satinato di nuova generazione con trattamento anti-impronta e finitura opaca micro-texturizzata. Si tratta di una scelta che di fatto migliora il grip e riduce la scivolosità tipica delle superfici lucide, ma che mantiene al tempo stesso un aspetto premium e raffinato. I bordi sono ben strutturati, anche se devo essere sincero: preferisco, tra tutte, la colorazione nera e la bianca, perché la verde che abbiamo ricevuto in prova è un po’ troppo “brillantinata” per i miei gusti.

Il modulo fotografico circolare domina la parte superiore posteriore ed è realizzato con un anello metallico rinforzato che protegge l’area ottica: è uno stile che non cerca di “nascondere” la fotocamera, ma la valorizza come elemento distintivo. L’anello esterno funge anche da protezione strutturale contro urti accidentali, distribuendo meglio l’impatto in caso di caduta su superficie piana.
La protezione frontale è affidata a un vetro ultra-resistente di ultima generazione con elevata durezza superficiale e maggiore resistenza ai micrograffi. Il display è piatto e, come già detto, il frame presenta bordi leggermente arrotondati per migliorare la presa, evitando spigoli netti che potrebbero risultare scomodi nell’uso prolungato.
Molto bene anche il sistema di vibrazioni e del feedback aptico. Xiaomi 17 Ultra integra un motore lineare di precisione ad asse X che offre una risposta secca e controllata. Questo si traduce in una digitazione più precisa, notifiche più distinte e un’esperienza complessiva più raffinata, elemento che contribuisce in modo significativo alla percezione di qualità.
Molto belli i nuovi tasti laterali che sono circolari, ben posizionati e che restituiscono un piacevolissimo feedback tattico quando li si utilizza.
Insomma, nel complesso, Xiaomi 17 Ultra non è progettato per essere discreto o minimale. È progettato per comunicare potenza tecnologica e solidità. Le dimensioni e il peso sono coerenti con l’hardware integrato, ma l’ergonomia è stata studiata per rendere l’utilizzo quotidiano più confortevole possibile nonostante la natura imponente del dispositivo.
È uno smartphone che trasmette immediatamente l’idea di prodotto premium, non solo per i materiali utilizzati, ma per l’attenzione ingegneristica che si percepisce nell’assemblaggio, nella rigidità strutturale e nella cura dei dettagli. In una fascia di prezzo dove l’estetica è parte integrante del valore, Xiaomi 17 Ultra sceglie di non nascondere la propria complessità tecnica, ma di trasformarla in un elemento identitario. E ci riesce molto bene.
Display
C’è una grande novità per il display che, ne sono certo, farà felici moltissimi utenti. Dopo anni di display 2.5D, con lo Xiaomi 17 Ultra l’azienda ha finalmente optato per un pannello completamente piatto. Per non rovinare l’ergonomia, però, hanno furbamente mantenuto un frame in lega di alluminio leggermente curvo: una soluzione per me azzeccatissima, che garantisce un grip eccellente ma senza le noie dei tocchi accidentali sui bordi. Insomma, i “puristi” dello schermo flat questa volta possono davvero stappare lo spumante.

Scendendo nei dettagli tecnici, ci troviamo davanti a un’enorme pannello da 6.9” AMOLED LTPO a 120 Hz, con una risoluzione di 2608 x 1200 pixel. Sulla carta è un 1.5K, ma grazie all’ottimizzazione di Xiaomi la nitidezza percepita è praticamente quella di un 2K, con l’enorme vantaggio di consumare molta meno batteria. Ovviamente non mancano i 68 miliardi di colori e la compatibilità totale con Dolby Vision, HDR10+ e HDR Vivid. La luminosità di picco arriva a 3500 nits, mentre il PWM Dimming sale a 2160 Hz, in modo da affaticare meno la vista a chi usa lo smartphone al buio. Il tutto incorniciato da bordi quasi inesistenti che portano il rapporto schermo/scocca oltre il 93%.

In soldoni? È uno schermo davvero da top di gamma. Sotto la luce diretta del sole si legge che è una meraviglia e scriverci è un vero piacere. Durante tutte le nostre prove, anche stressandolo parecchio, questo display ci ha dato enormi soddisfazioni. E lo stesso vale per il sensore di impronte digitali ultrasonico sotto lo schermo: è fulmineo, granitico nell’affidabilità e vi riconosce l’impronta in una frazione di secondo anche se avete le dita bagnate o sudate. Molto bene.
Hardware e prestazioni
Ad animare lo Xiaomi 17 Ultra ci pensa il nuovissimo SoC di casa Qualcomm, lo Snapdragon 8 Elite Gen 5 a 3 nanometri, accompagnato da 12 o 16 GB di memoria RAM di tipo LPDDR5X e 512 GB o 1 TB di memoria interna di tipo UFS 4.1, ossia la più veloce ed efficiente attualmente sul mercato.
Ed è inutile girarci intorno: conosciamo ormai bene le prestazioni dei SoC Qualcomm di ultimissima generazione ed è quasi superfluo sottolineare quanto, con una potenza di calcolo del genere, si possa letteralmente volare in qualsiasi operazione. In termini di prestazioni nude e crude, lo Xiaomi 17 Ultra ha macinato punteggi molto alti, battagliando ad armi pari (e a volte superando) bestie come il Galaxy S26 Ultra o l’HONOR Magic 8 Pro, dimostrando alla lunga anche una solidissima gestione delle risorse.
Va detto però che, spremendolo fino all’osso, mi è capitato che diventasse bello caldo: nello stress test di AnTuTu le temperature si sono fermate intorno ai 45°/50°. La cosa sorprendente, però, è che nonostante i gradi centigradi in aumento, le frequenze pazzesche dei core Oryon V3 sono rimaste inchiodate e costanti per gran parte del test, ma senza mai castrare l’esperienza: questo vuol dire che il nuovo sistema di dissipazione termica pensato dal brand fa un lavoro egregio.
Sempre al top la ricezione telefonica, che nei miei test si è dimostrata un carro armato sia in Italia che in roaming all’estero (dove il modem supporta una marea di bande 5G). Si conferma ovviamente il supporto alle eSIM e un audio in capsula bello corposo, mentre per la connettività abbiamo il non plus ultra con il Wi-Fi 7 e il nuovissimo Bluetooth 5.4. Chiudo con il sensore di prossimità, che è di tipo fisico e mi ha mai, e dico mai, sbagliato un colpo in chiamata o nella riproduzione all’orecchio dei messaggi vocali di Telegram e WhatsApp.
Software e AI
Passiamo ora al capitolo software e, soprattutto, all’intelligenza artificiale. A bordo troviamo il nuovo HyperOS 3, ovviamente basato su Android 16. Se avete usato uno smartphone del brand cinese di recente vi ritroverete subito a casa, ma vi dico la verità: il livello di ottimizzazione e di pulizia che hanno raggiunto è molto appagante. L’interfaccia letteralmente vola, le animazioni sono fluide, burrose, e si percepisce chiaramente che il sistema operativo è stato cucito su misura per non creare mai colli di bottiglia all’hardware.
Nell’uso di tutti i giorni, la prima cosa che salta all’occhio è un ecosistema fulmineo. Se avete in casa altri prodotti dell’universo Xiaomi, come smart TV o tablet, l’interconnessione è istantanea e passare un file o lo schermo da un device all’altro è ormai naturale come bere un bicchiere d’acqua. C’è però la solita nota dolente del bloatware: niente da fare, anche a questo giro non ci liberiamo della carrellata di app preinstallate al primo avvio. Intendiamoci, si disinstallano in un paio di tap senza problemi, ma su un dispositivo ultra-premium da oltre mille euro è una caduta di stile che continuo a non digerire.
Discorso diverso per l’AI, che in questo dispositivo inizia ad essere consistente e ad avere davvero un senso. Fino a un paio di generazioni fa, l’Intelligenza Artificiale sugli smartphone sembrava più che altro un bel giochino di marketing, mentre sul 17 Ultra le cose cambiano radicalmente, soprattutto perché l’NPU del processore elabora molte funzioni direttamente on-device senza passare per il cloud, il che non aumenta solo la privacy, ma proprio la velocità di elaborazione. Xiaomi ha integrato strumenti che si rivelano davvero utili nel quotidiano, come la trascrizione e il riassunto intelligente delle chiamate o delle riunioni, la traduzione simultanea molto più naturale rispetto al passato e un assistente vocale finalmente reattivo.
Ma le cose più interessanti sono nell’editor fotografico potenziato dall’AI vi permette di espandere i bordi di un’immagine in maniera spaventosamente realistica, rimuovere ombre o riflessi fastidiosi con un tap e persino stravolgere l’illuminazione della scena a posteriori, il tutto lavorando in sinergia con la scienza del colore di Leica per non far mai sembrare le foto “finte”.
Per quanto riguarda gli aggiornamenti, Xiaomi 17 Ultra riceverà 5 anni di major update e 6 anni di patch di sicurezza Android.
Autonomia della batteria e ricarica
Sul mercato italiano Xiaomi 17 Ultra arriva con una batteria da 6.000 mAh, una capacità leggermente inferiore rispetto alla versione cinese, ma comunque più che adeguata per uno smartphone con le sue caratteristiche. La tecnologia utilizzata è di tipo silicio-carbonio, che garantisce una densità energetica superiore rispetto alle tradizionali celle agli ioni di litio. Questo permette di mantenere uno spessore coerente con il design premium senza sacrificare autonomia reale.

Nell’uso quotidiano l’obiettivo è chiaro: coprire senza ansia una giornata piena anche con utilizzo intenso. Fotografia frequente, video ad alta risoluzione, streaming HDR, navigazione 5G e social costanti rappresentano uno scenario impegnativo, ma la combinazione tra capacità generosa, refresh rate LTPO dinamico e ottimizzazione energetica di HyperOS consente di mantenere un buon equilibrio tra prestazioni e consumi. L’intelligenza artificiale interviene nella gestione delle app in background, limitando i processi meno rilevanti senza compromettere notifiche o sincronizzazioni importanti.
La ricarica resta uno dei punti di forza storici di Xiaomi. Xiaomi 17 Ultra supporta ricarica cablata a 90 watt, con una curva particolarmente aggressiva nella prima fase che permette di recuperare molte ore di utilizzo in pochi minuti. Non conta solo il tempo totale da zero a cento, ma la rapidità con cui si può passare da una percentuale bassa a un livello sufficiente per affrontare gran parte della giornata. È presente anche la ricarica wireless veloce a 50 watt, oltre alla ricarica inversa per alimentare accessori compatibili.
Dal punto di vista della sicurezza, il sistema integra controlli termici e gestione intelligente della potenza per evitare surriscaldamenti e preservare la salute della batteria nel lungo periodo. In sintesi, la versione italiana da 6.000 mAh in realtà non è un compromesso penalizzante, anche se questa questione delle batterie meno capienti nelle versioni Global dovrà pur finire prima o poi.
Prezzo di vendita e considerazioni
La nuova gamma di punta debutta in Italia tramite lo store ufficiale Xiaomi, Amazon, operatori telefoni e i principali rivenditori di elettronica. Di seguito prezzi, configurazioni e colori:
- Xiaomi 17 – a partire da 999,9€ – 12/256 GB, 12/512 GB – Black, Venture Green, Alpine Pink, Ice Blue
- Xiaomi 17 Ultra – a partire da 1.499,9€ – 16/512 GB, 16 GB/1 TB – Black, White, Starlit Green
- Leica Leitzphone – 1.999,9€ – 16 GB/1 TB – Black
Xiaomi 17 Ultra Series è disponibile con un’offerta speciale di vendita abbinata con Xiaomi TV A Pro 50 2026 (dal valore di 399,99€).

Insomma, un prezzo non da poco per uno smartphone che, però, è tra i più completi del mercato. Xiaomi 17 Ultra è pensato per chi non vuole semplicemente uno smartphone potente, ma un dispositivo capace di competere con strumenti dedicati, soprattutto sul fronte fotografico. Il vero cuore del progetto resta la fotografia, ma non nel senso superficiale del termine: qui parliamo di un sensore da 1 pollice Light Fusion 1050L con tecnologia LOFIC HDR, capace di gestire scene ad alto contrasto con una gamma dinamica superiore, e di un teleobiettivo Leica APO da 200 megapixel con zoom ottico reale 75-100 mm che lavora senza crop digitale, mantenendo dettaglio nativo lungo tutto l’intervallo focale. È un sistema costruito prima sull’ottica e poi sull’elaborazione software, ed è questo che lo distingue da molti altri top di gamma.
Attorno alla fotocamera c’è però un hardware che non accetta compromessi. In soldoni, Xiaomi 17 Ultra non cerca di essere economico: punta a essere completo, tecnologicamente ambizioso e capace di offrire un livello qualitativo trasversale che va oltre la semplice scheda tecnica.
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