Rubava segreti IA a Google per darli ad aziende cinesi, condannato ex dipendente

google cina indagine antitrust concorrenza sleale monopolio android 2

Un tribunale federale statunitense ha emesso un verdetto di colpevolezza nei confronti di Linwei “Leon” Ding, ex ingegnere software di Google, accusato di aver sottratto segreti industriali cruciali per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale.

La giuria ha ritenuto il trentottenne colpevole di tutti i quattordici capi d’imputazione, equamente divisi tra spionaggio economico e furto di segreti commerciali.

Le informazioni trafugate erano destinate a favorire due aziende con sede in Cina, una delle quali fondata dallo stesso Ding, con l’intento esplicito di commercializzare tecnologie avanzate a organizzazioni controllate dalla Repubblica Popolare Cinese.

I segreti di Google finivano in Cina, ex Googler condannato

causa tribunale
Crediti: Canva

L’oggetto del contendere non riguarda semplici porzioni di codice, ma l’infrastruttura hardware che permette a Google di dominare il settore dell’IA.

Ding, assunto nel maggio 2019, aveva il compito di ottimizzare il funzionamento delle GPU (Graphics Processing Units) per le applicazioni di apprendimento automatico. Questo ruolo gli garantiva un accesso privilegiato a dati riservati relativi ai Tensor Processing Units (TPU) e alle schede di interfaccia di rete SmartNIC, componenti essenziali per i supercomputer moderni.

Nonostante l’imponente apparato di sicurezza di Google, che include monitoraggio delle reti e controlli fisici rigorosi, Ding ha messo in atto una strategia di esfiltrazione dati particolarmente originale.

A partire dal maggio 2022, l’ingegnere ha iniziato a copiare il codice sorgente all’interno dell’applicazione Apple Notes sul suo MacBook aziendale. Successivamente, convertiva queste note in file PDF, che venivano poi caricati sul suo account Google Cloud personale.

Questo stratagemma, apparentemente banale, gli ha permesso di aggirare i sistemi di rilevamento immediato di furto di dati, consentendogli di trasferire oltre mille file contenenti proprietà intellettuale sensibile.

Una doppia vita tra la California e Pechino

Mentre lavorava ancora per il gigante di Mountain View, Ding stava segretamente costruendo la sua carriera parallela in Cina. Nel giugno 2022, aveva ricevuto un’offerta come Chief Technology Officer dalla Beijing Rongshu Lianzhi Technology, una startup di Pechino, con un pacchetto retributivo che includeva uno stipendio mensile di circa 14.800 dollari, bonus e azioni.

Tuttavia, le ambizioni dell’ingegnere andavano oltre il ruolo di dipendente.

Tra la fine del 2022 e l’inizio del 2023, Ding ha trascorso diversi mesi in Cina partecipando a incontri con investitori per raccogliere fondi. Nel maggio 2023 ha fondato la Shanghai Zhisuan Technology Co. Ltd., nominandosi amministratore delegato.

L’obiettivo della sua nuova azienda era quello di sviluppare un sistema di gestione dei cluster per l’accelerazione dei carichi di lavoro di machine learning.

In una comunicazione interna su WeChat, Ding affermava esplicitamente di possedere l’esperienza derivata dalla piattaforma di calcolo di Google e di volerla replicare e potenziare per adattarla alle “condizioni nazionali” della Cina, puntando a clienti governativi e accademici legati a Pechino.

L’indagine e la condanna

La caduta di Ding è iniziata quando Google ha rilevato ulteriori caricamenti di file su un secondo account personale mentre l’ingegnere si trovava fisicamente in Cina. Nonostante avesse firmato una dichiarazione in cui negava di aver conservato informazioni aziendali, le sue azioni avevano ormai allertato la sicurezza interna.

La situazione è precipitata nel dicembre 2023, quando Ding ha prenotato un biglietto di sola andata per Pechino e ha rassegnato le dimissioni.

Le indagini successive hanno svelato un quadro probatorio schiacciante. È emerso che Ding aveva persino orchestrato un inganno per mascherare la sua assenza dagli Stati Uniti: un collega scansionava il suo badge d’accesso agli edifici di Google in California mentre lui si trovava in realtà dall’altra parte dell’oceano.

L’FBI è intervenuta sequestrando i dispositivi elettronici dell’uomo nel gennaio 2024, poco prima della sua partenza definitiva.

Il Dipartimento di Giustizia ha dimostrato che l’intento di Ding era quello di beneficiare entità controllate dal governo cinese, collaborando allo sviluppo di supercomputer per l’IA e chip personalizzati.

Lee-Anne Mulholland, vicepresidente degli affari regolatori di Google, ha accolto con favore il verdetto, sottolineando come la sentenza invii un messaggio inequivocabile sulle gravi conseguenze del furto di proprietà intellettuale.

Ora Ding rischia una pena detentiva che potrebbe arrivare fino a 10 anni per ogni capo di furto di segreti commerciali e fino a 15 anni per ogni accusa di spionaggio economico.