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Samsung non è riuscita a prodursi tutte le RAM per i Galaxy S26, ecco chi l’ha aiutata

A poche ore dal debutto ufficiale della nuova gamma di punta, emergono dettagli tecnici significativi sulla catena di approvvigionamento di Samsung.

Nonostante l’azienda coreana sia uno dei principali produttori mondiali di semiconduttori, per il lancio dei nuovi Galaxy S26, S26+ e S26 Ultra ha dovuto implementare una strategia di diversificazione per quanto riguarda la memoria RAM.

La divisione mobile del colosso di sudcoreano ha infatti scelto di affiancare alla propria produzione interna quella di un partner esterno di rilievo, delineando un approccio prudente e calcolato.

Samsung Galaxy S26, una strategia di fornitura RAM condivisa

Secondo le ultime indiscrezioni di settore, i primi lotti dei nuovi smartphone integrano moduli DRAM LPDDR5X provenienti equamente da due fonti distinte: la divisione semiconduttori di Samsung (Samsung DS) e la statunitense Micron.

Il rapporto tra i due fornitori si attesta attualmente su una quota vicina al 50%. Mentre i modelli Galaxy S26 e S26+ mantengono una dotazione standard di 12 GB di RAM, la variante Ultra offre opzioni da 12 GB o 16 GB, a seconda del taglio di archiviazione scelto.

Sebbene Samsung MX, il ramo aziendale dedicato ai dispositivi mobili, non abbia ancora confermato se questa ripartizione rimarrà invariata per l’intero ciclo di vita del prodotto, gli osservatori prevedono che il doppio binario di fornitura proseguirà per garantire continuità produttiva.

Le ragioni economiche e il mercato dell’AI

La decisione di non affidarsi esclusivamente alla produzione interna deriva da un contesto di mercato particolarmente teso. Negli ultimi mesi, i prezzi delle memorie hanno subito un’impennata a causa della domanda massiccia proveniente dai centri dati dedicati all’intelligenza artificiale.

Giganti come Google, Amazon e Nvidia stanno assorbendo grandi volumi di componenti, riducendo la disponibilità globale.

Scegliere Micron come partner strategico, che recentemente si è ritirata dal mercato consumer, permette a Samsung di proteggersi da eventuali colli di bottiglia nella produzione e, allo stesso tempo, di mantenere un maggiore potere contrattuale sui costi, tentando di preservare i margini di profitto in un periodo di forte inflazione tecnologica.

La rinascita di Samsung DS

Rispetto allo scorso anno, la situazione appare però più equilibrata. Se per la serie precedente Samsung aveva preferito inizialmente le memorie Micron per via di prestazioni leggermente superiori, i nuovi moduli LPDDR5X prodotti internamente hanno ora raggiunto i livelli della concorrenza.

Questo progresso ha permesso a Samsung di reinserire i propri chip in metà della produzione iniziale, riducendo la dipendenza esterna rispetto al passato.

In un mercato dove persino realtà come Apple si trovano a dover pagare prezzi raddoppiati per assicurarsi le forniture, la gestione mista adottata per i Galaxy S26 rappresenta una mossa logistica per evitare che i rincari dei componenti si riflettano eccessivamente sul prezzo finale per l’utente.

Luca Zaninello

Appassionato del mondo della telefonia da sempre, da oltre un decennio si occupa di provare con mano i prodotti e di raccontare le sue esperienze al pubblico del web. Fotografo amatoriale, ha un occhio di riguardo per i cameraphone più esagerati.

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