Da oltre quattro anni, Apple domina il settore della riproduzione video mobile per professionisti grazie al supporto per il formato ProRes sui propri iPhone.
Mentre la maggior parte degli smartphone si affida a codec altamente compressi come l’H.264 o l’HEVC, l’opzione di Cupertino garantisce file senza perdita di dati, che risultano incredibilmente più agili da gestire in fase di montaggio.
Certo, si tratta di una funzione non adatta all’utente medio, considerando che un solo minuto di girato in 4K può occupare oltre sei gigabyte di memoria, contro i circa trecento megabyte di un video standard. Tuttavia, per i creatori di contenuti, il vantaggio tecnico è sempre stato innegabile.
Ora, l’universo Android ha finalmente una risposta concreta. Con il lancio del nuovo Galaxy S26 Ultra, Samsung introduce il supporto al codec APV (Advanced Professional Video), posizionandosi come l’alternativa diretta ed equivalente al sistema della mela morsicata.
L’APV è uno standard aperto e privo di royalty, certificato ufficialmente come IETF RFC 9924. La sua architettura è molto simile a quella del rivale Apple, poiché entrambi si basano su un sistema “Intra-frame”. Questo significa che il software di montaggio tratta ogni singolo fotogramma come un’immagine indipendente ad altissima qualità.
I codec tradizionali, definiti invece “Inter-frame”, risparmiano spazio prevedendo il movimento tra i vari fotogrammi; questo processo di calcolo, tuttavia, rende la successiva fase di editing estremamente faticosa per il processore. Lavorare sulla timeline di un programma di montaggio con un file Intra-frame risulta un’esperienza fluida e reattiva, priva dei classici rallentamenti che affliggono i formati più compressi.
Sul piano puramente tecnico, il formato adottato da Samsung vanta un vantaggio significativo in termini di efficienza, richiedendo circa il 20% di spazio in meno a parità di condizioni rispetto al concorrente.
Supporta una profondità colore a 12 bit e un sottocampionamento 4:4:4, sebbene l’implementazione specifica sull’hardware del Galaxy S26 Ultra si fermi al 4:2:2.
L’efficienza migliorata non elimina comunque il problema delle dimensioni mastodontiche dei file: registrare un singolo minuto di video in risoluzione 4K a trenta fotogrammi al secondo con il dispositivo sudcoreano genera un file di quasi 7 GB.
Oltre al peso dei file, la sfida principale per il nuovo standard aperto è legata all’adozione da parte dell’industria. Il codec ProRes vanta un vantaggio competitivo di ben quindici anni e gode di un supporto software ormai universale.
Attualmente, l’Advanced Professional Video è supportato nativamente solo dal nuovo sistema operativo Android 16 e da programmi professionali specifici come DaVinci Resolve 20.2, mentre le suite di montaggio più datate potrebbero richiedere transcodifiche preventive o l’installazione di plug-in aggiuntivi.
Un aspetto fondamentale da chiarire riguarda la distinzione tra questo nuovo codec e la registrazione in formato LOG, introdotta in precedenza dall’azienda. Il formato LOG è essenzialmente un profilo colore studiato per massimizzare la gamma dinamica, mentre l’APV è un codec di compressione vero e proprio.
Sul Galaxy S25 Ultra, ad esempio, le riprese in LOG venivano salvate utilizzando il classico codec HEVC. Questo approccio manteneva i file compatti e facili da archiviare sul telefono, ma conservava la natura Inter-frame, lasciando inalterato lo sforzo di calcolo richiesto ai computer durante la post-produzione.
Il passaggio attuale segna un miglioramento netto per i professionisti del videomaking. Se da un lato il profilo colore serviva a catturare l’illuminazione in modo più flessibile, il nuovo codec APV offre finalmente agli utenti Android una base open source di altissima qualità per le loro produzioni.
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