Un importante avviso è in corso di notifica da parte di Intesa Sanpaolo ai propri correntisti: l’istituto di credito ha annunciato che, in un futuro non troppo lontano, l’applicazione ufficiale di mobile banking smetterà di funzionare su un numero significativo di smartphone considerati obsoleti.
Quali smartphone non potranno più usare l’app di Intesa Sanpaolo?

La comunicazione, diffusa negli ultimi giorni direttamente tramite l’app della banca, segna un passo deciso verso la modernizzazione tecnologica e la sicurezza informatica, ma impone una riflessione e un adeguamento per una fascia di utenza ancora legata a dispositivi datati.
I sistemi operativi nel mirino sono quelli che hanno ormai concluso il loro ciclo di vita e non ricevono più aggiornamenti di sicurezza cruciali: nello specifico, la compatibilità verrà interrotta per i device fermi ad Android 8, 9 e 10, e per quelli Apple con a bordo iOS 13 e 14.
Si tratta di versioni software rilasciate sul mercato tra il 2018 e il 2020. Per comprendere l’impatto nel mondo Apple, questo taglio significa che tutti i modelli di iPhone dalla serie 6 in giù (inclusi quindi iPhone 6, 6 Plus e la prima generazione di SE) non potranno più accedere ai servizi bancari tramite l’app nativa.
La banca, tuttavia, ha previsto un piano di transizione graduale, concedendo ai clienti un ampio margine di tempo per adeguarsi. Questo è, per ora, solo un primo avviso.
Le scadenze operative sono state fissate in modo differenziato: gli smartphone con il sistema più datato, Android 8, perderanno l’accesso a partire da dicembre 2025. Per tutti gli altri sistemi operativi coinvolti (Android 9, 10, iOS 13 e 14), la data ultima è fissata per marzo 2026.
Intesa Sanpaolo ha comunque assicurato che provvederà a inviare ulteriori e periodiche segnalazioni agli utenti coinvolti man mano che le scadenze si avvicineranno.
Nel frattempo, l’istituto si prepara a un importante salto evolutivo per la sua piattaforma mobile. È infatti in fase di finalizzazione la nuova versione 4.0 dell’app, che promette un rinnovamento radicale dell’interfaccia grafica e l’introduzione di funzionalità avanzate, tra cui spicca una sezione interamente dedicata alla gestione degli investimenti.
È probabile che proprio queste nuove implementazioni, più complesse e avide di risorse, richiedano standard di sicurezza e prestazioni garantiti solo dai sistemi operativi più recenti.
Interessante notare come, nello stesso messaggio informativo, Intesa Sanpaolo offra un consiglio non banale agli utenti che dovranno acquistare un nuovo smartphone Android: la banca suggerisce di accertarsi che il nuovo dispositivo abbia almeno 6 GB di RAM.
Si tratta di un requisito hardware piuttosto basso nel 2025, ma mirato a garantire un’esperienza utente fluida con le future versioni dell’app. Questo avviso mette in guardia dall’acquisto di modelli “super entry level”, spesso venduti intorno ai 100 euro, che per contenere i costi si fermano ancora a 4 GB di RAM, potenzialmente insufficienti a breve.
Ma cosa accadrà a chi non intende o non può cambiare dispositivo entro il 2026?
Intesa Sanpaolo lascia aperta una via alternativa, sebbene decisamente meno comoda e potenzialmente costosa. Sarà ancora possibile accedere al proprio conto online tramite il browser web dello smartphone (o del PC). Per l’autenticazione delle operazioni, tuttavia, sarà necessario affidarsi al servizio O-Key SMS.
Questa opzione prevede l’invio di password temporanee (OTP, One-Time Password) tramite messaggi di testo tradizionali. L’alternativa non è indolore dal punto di vista economico: il servizio O-Key SMS ha un costo annuale di 10 euro, a cui si aggiunge un costo variabile per ogni singola operazione. Ogni SMS OTP ricevuto, infatti, comporterà un addebito di 8 centesimi, che sarà applicato direttamente dall’operatore telefonico.
Inoltre, questa soluzione non è universale: non tutti gli operatori telefonici sono abilitati. L’elenco fornito dalla banca include i principali (TIM, Vodafone, WindTre, Iliad, Postemobile, Fastweb, Kena Mobile, Tiscali, Coop Voce, Vianova, Ho.Mobile e Lyca Mobile), lasciando però scoperti diversi operatori virtuali minori (MVNO).








