Il Competition Appeal Tribunal del Regno Unito ha stabilito che Apple ha abusato della sua posizione dominante imponendo commissioni onerose.
La sentenza, soggetta ad appello, apre la strada a un maxi-risarcimento per 20 milioni di utenti britannici.
Class-action britannica contro App Store, Apple giudicata colpevole

Apple si trova ad affrontare l’ennesima pesante battuta d’arresto legale per le sue politiche sull’App Store. Il Competition Appeal Tribunal del Regno Unito ha stabilito che il gigante di Cupertino ha abusato della sua posizione dominante, imponendo commissioni onerose agli sviluppatori e trasferendo costi ingiustificati sui consumatori.
A seguito di questa storica sentenza, la prima di questo genere nel Paese, Apple è stata condannata a pagare un risarcimento che potrebbe raggiungere 1,5 miliardi di sterline (circa 1,7 miliardi di euro).
La decisione rappresenta una vittoria significativa per la prima azione collettiva del Regno Unito contro il colosso tecnologico. L’azione legale era stata intentata dall’accademica britannica Rachel Kent, in rappresentanza di circa 20 milioni di possessori di iPhone e iPad nel Paese.
Il cuore della contesa è la commissione standard del 30% che Apple applica su tutti gli acquisti di app e contenuti digitali effettuati tramite il suo store. Secondo l’accusa, tale percentuale è “eccessiva” e rappresenta un abuso della posizione di monopolio di Apple nella distribuzione di software su piattaforme iOS.
Sebbene l’azienda di Cupertino abbia più volte ribattuto che l’85% degli sviluppatori presenti sullo store non paga alcuna commissione, servizi di streaming globali come Spotify hanno da tempo denunciato come questa “tassa” danneggi la concorrenza e la loro stessa attività.
La sentenza del tribunale britannico stabilisce che gli utenti del Regno Unito hanno diritto a un ingente risarcimento per i costi sostenuti ingiustamente. Apple, come prevedibile, ha immediatamente annunciato l’intenzione di presentare appello contro la decisione.
Un’udienza, prevista per il prossimo mese, avrà il compito di determinare l’esatto ammontare che spetterà a ciascun richiedente. Se tutti i 20 milioni di querelanti inclusi nell’azione collettiva dovessero rivendicare la propria quota, si stima che il risarcimento potrebbe aggirarsi intorno alle 75 sterline (circa 86 euro) per persona.
La guerra agli ecosistemi è in pieno svolgimento
Questo verdetto si inserisce in un contesto globale di crescente pressione normativa sui cosiddetti “giardini recintati” gestiti da Apple e Google. I regolatori di Regno Unito, Unione Europea e Stati Uniti stanno da anni contestando le restrizioni imposte dalle due aziende sulla distribuzione delle app e sui sistemi di pagamento mobile.
All’inizio di quest’anno, Apple e Google hanno perso una lunga battaglia legale negli Stati Uniti contro Epic Games, una sentenza che li ha costretti ad allentare le loro rigide regole sui processori di pagamento di terze parti.
Parallelamente, nell’Unione Europea, Apple ha dovuto implementare (seppur “sotto protesta”) profonde modifiche alle sue politiche sull’App Store per conformarsi al nuovo Digital Markets Act (DMA). Ciononostante, i regolatori europei hanno giudicato insufficienti le misure adottate, continuando a emettere sanzioni.
Lo scorso luglio, l’azienda ha presentato ricorso contro una multa da 580 milioni di dollari inflitta dalla Commissione Europea ai sensi del DMA, insistendo sul fatto che le sue restrizioni sono essenziali per garantire la sicurezza dei dispositivi.
La pressione per un’apertura definitiva delle piattaforme mobili arriva anche da sviluppatori e legislatori, che chiedono la possibilità di utilizzare app store di terze parti e il sideloading, l’installazione di app da fonti esterne.
Negli Stati Uniti, membri del Congresso hanno introdotto due disegni di legge bipartisan per obbligare Apple ad aprire la sua piattaforma. Nel frattempo, giganti come Meta e Spotify hanno formato una coalizione per sfidare quello che descrivono come un “duopolio” del software mobile.








