Mentre Samsung, Google e Apple sembrano aver trovato una formula confortevole ma prevedibile per la realizzazione dei propri smartphone, un nuovo video emerso online riaccende la nostalgia per un’era di innovazione radicale.
A distanza di circa dieci anni dal suo annuncio, il fascino di Project Ara, l’ambizioso smartphone modulare di Google, è tutt’altro che svanito. E oggi, nel 2025, un TikTok sta offrendo agli appassionati uno sguardo senza precedenti su ciò che sarebbe potuto essere.
Project Ara è lo smartphone modulare che non è mai diventato realtà

Il post, individuato dalla testata 9to5Google e originariamente condiviso sull’account TikTok “racoondetectionsquad“, non è il solito leak sfocato. Mostra, con una chiarezza sorprendente, una collezione di prototipi di Project Ara, completi di una vasta gamma di moduli intercambiabili.
L’utente proprietario dell’account, che sembra possedere una notevole collezione di dispositivi rari e prototipi degli ultimi vent’anni, sfoggia diversi “endoscheletri” (le cornici base del telefono) e una serie di “tasselli” magnetici: fotocamere, altoparlanti, batterie supplementari e altri sensori.
Vedere questi dispositivi maneggiati con tale disinvoltura nel 2025 è un colpo al cuore per chi ricorda l’entusiasmo generato dal progetto. Project Ara non era solo uno smartphone, era una promessa. La promessa di un dispositivo veramente personale, capace di evolversi con l’utente.
L’idea era semplice quanto rivoluzionaria: invece di cambiare l’intero smartphone ogni due anni, perché non aggiornare solo i componenti necessari? Una fotocamera migliore? Bastava acquistare il nuovo modulo. Più autonomia? Si aggiungeva una seconda batteria.
Uno smartphone aggiornabile ma soprattutto riparabile
Questo approccio non solo prometteva una personalizzazione senza precedenti, ma affrontava di petto due dei problemi più sentiti dell’industria moderna: la sostenibilità e la riparabilità. In un’epoca in cui i dispositivi diventano sempre più sottili, sigillati e complessi da riparare, Project Ara rappresentava un’utopia “fai-da-te”.
Il video funge da potente memento di quanto l’industria abbia scelto una direzione diversa. L’attuale tendenza verso la “raffinatezza” – bordi più sottili, vetri più resistenti, certificazioni di impermeabilità – ha avuto un costo. La riparabilità è diventata una considerazione secondaria, un ostacolo al design monolitico.
Sebbene aziende come Fairphone portino avanti con coraggio la bandiera della modularità e della riparabilità, i loro sforzi rimangono una nicchia di mercato, lontani dal successo di massa che un colosso come Google avrebbe potuto generare.
La cancellazione di Project Ara, avvenuta quasi un decennio fa, ha segnato la fine di un sogno. Google stessa, nel clima aziendale attuale, appare più concentrata a inseguire Apple e Samsung nel loro stesso gioco di ottimizzazione hardware e software, piuttosto che a sconvolgere il mercato con idee radicali.
Queste immagini, che mostrano prototipi così vicini a un prodotto commerciale, sono una testimonianza impressionante di quanto Google fosse andata vicina a realizzare questa visione. Il fatto che un collezionista privato possegga una tale quantità di hardware mai rilasciato è di per sé una notizia.
Ma il vero impatto di questo video è emotivo: ci ricorda che il futuro della telefonia mobile sarebbe potuto essere aperto, aggiornabile e sostenibile. Invece, abbiamo scelto la strada del “sandwich di vetro” sigillato.








