L’azienda ci ha invitato a testare il suo nuovo flagship OPPO Find X9 Pro e il suo kit Teleconverter Hasselblad in uno scenario d’eccezione, nelle ultime settimane lo abbiamo messo sotto la lente d’ingrandimento.
Ecco perché i concorrenti, Samsung e Google inclusi, devono temere.
Due settimane con OPPO Find X9 Pro: come scatta le foto?

Una notte al Maradona con l’arma segreta di OPPO
L’atmosfera è elettrica. È il 4 novembre 2025 e ci troviamo allo Stadio Diego Armando Maradona. OPPO ci ha invitato per una serata speciale: la sfida di Champions League tra Napoli e Eintracht Francoforte, vissuta dai comfort di un’esclusiva area hospitality. Il brusio dei tifosi, i riflettori che tagliano il buio e l’aroma del caffè pre-partita creano un’aspettativa palpabile, non solo per il match, ma per il vero motivo per cui siamo qui.
In tasca abbiamo OPPO Find X9 Pro, la sfida fotografica è evidente. I nostri posti sono molto buoni, ma come per chiunque assista a un evento dal vivo, l’azione è inesorabilmente distante.
Fotografare una partita di calcio da una tribuna hospitality significa combattere contro la distanza e l’illuminazione mista dei riflettori: uno scenario che manda in crisi la maggior parte degli smartphone, costringendoli a uno zoom digitale che trasforma i giocatori in macchie di pixel sgranati.

Ma questa sera abbiamo un asso nella manica. Insieme al telefono, OPPO ci ha fornito l’Hasselblad Teleconverter Kit. Non si tratta di un gadget, ma di un vero teleobiettivo ottico aggiuntivo, “tascabile” e progettato magnificamente insieme alla casa svedese, che si aggancia tramite una custodia personalizzata direttamente sul modulo fotocamera del Find X9 Pro.
Con un gesto lo installiamo e apriamo la modalità dedicata all’interno dell’app fotocamera. Ora non stiamo più usando un semplice zoom digitale partendo dal già ottimo teleobiettivo, abbiamo applicato un moltiplicatore ottico da 3,28x.
Puntiamo il telefono verso il campo. Il teleobiettivo nativo del Find X9 Pro, un già rispettabile 70mm (circa 3,3x), viene trasformato dall’aggiunta di questa lente in un potente super-teleobiettivo da 230mm equivalenti. Lo zoom totale effettivo è ora di circa 10x, ma puramente ottico.
Il risultato è sbalorditivo. La compressione dei piani e la profondità di campo offerte da un 230mm ottico creano un “look” che nessun software di “modalità ritratto” può replicare facilmente. Certo, inquadrare a mano libera a 230mm richiede una mano ferma, ma la stabilizzazione ottica del sensore sottostante fa un lavoro egregio per assisterci.
L’esperienza allo stadio ci ha mostrato cosa può fare questo kit in situazioni molto difficili. Le settimane scorse, trascorse ad analizzare la scheda tecnica e a testarlo in ogni condizione di luce, ci hanno rivelato perché lo fa così bene. Siamo rimasti particolarmente stupiti dalla pratica, ma ora è il momento di parlare anche della teoria.
OPPO Find X9 Pro è un cameraphone?
Con il Find X9 Pro, OPPO non si è limitata a creare un telefono che fa “belle foto”. Ha impiegato tempo e risorse nella realizzazione di uno dei migliori smartphone del momento, ponendo particolare enfasi non solo all’hardware fotografico, ma anche al software di elaborazione dell’immagine sottostante.
OPPO ha abbandonato la configurazione a quattro fotocamere del Find X8 Pro, spesso ridondante, per adottare un trio di sensori principali più potenti e strategicamente selezionati, affiancati da un sensore di supporto per il colore che abbiamo già conosciuto con Find X8 Ultra.
L’intero sistema è orchestrato dal potente processore MediaTek Dimensity 9500 (un chip top di gamma a 3nm) e dal nuovo Lumo Image Engine, un algoritmo progettato per massimizzare il potenziale dell’hardware. La collaborazione con Sony e Hasselblad per la messa a punto dei sensori e degli algoritmi di imaging è tangibile in ogni scatto.
Prima di analizzare ogni componente, è fondamentale avere un quadro sinottico dell’architettura che OPPO ha messo in campo. La seguente tabella riassume le specifiche tecniche dei sensori e delle ottiche del Find X9 Pro:
| Fotocamera | Sensore | Dimensione (Tipo) | Risoluzione | Lunghezza Focale | Apertura | Messa a Fuoco | OIS |
| Principale (Grandangolare) | Sony LYT-828 | 1/1,28′′ | 50MP | 23mm | f/1.5 | PDAF + Laser AF | Sì |
| Teleobiettivo | Samsung ISOCELL HP5 | 1/1,56′′ | 200MP | 70mm (3x) | f/2.1 | PDAF | Sì |
| Ultragrandangolare | Samsung ISOCELL JN5 | 1/2,76′′ | 50MP | 15mm (0,6x) | f/2.0 | PDAF (Macro) | No |
| Frontale | Samsung ISOCELL JN5 | 1/2,76′′ | 50MP | 21mm | f/2.0 | PDAF | No |
| True Color Camera | (Non specificato) | (N/A) | 2MP | (N/A) | (N/A) | (N/A) | No |
Questa tabella rivela una strategia chiara e calcolata. OPPO ha investito massicciamente su tre fronti: un sensore principale di punta (il nuovo Sony LYT-828); un teleobiettivo ad altissima risoluzione (il Samsung HP5 da 200MP); e, in una mossa sorprendente e intelligente, ha riutilizzato un sensore collaudato e di alta qualità (il Samsung JN5) sia per l’Ultrawide che per la fotocamera Selfie, garantendo finalmente una qualità frontale alla pari con quella posteriore.
La fotocamera principale
La fotocamera principale è costruita attorno al nuovo sensore Sony LYT-828. Con un formato 1/1,28″, ci troviamo di fronte a uno dei sensori più grandi attualmente disponibili su uno smartphone, pericolosamente vicino ai sensori da un pollice che erano al cuore dei cameraphone “Ultra” dei recenti anni.
In fotografia, la dimensione del sensore è (quasi) tutto: un sensore più grande cattura più fotoni, il che si traduce direttamente in una migliore raccolta di luce, una gamma dinamica più ampia e meno rumore digitale. Questo sensore nello specifico, tuttavia, è costruito utilizzando tecnologie più recenti rispetto ai sensori da 1″ sopra citati, spesso garantendo prestazioni persino migliori.
Ma un grande sensore serve a poco senza un’ottica adeguata. OPPO ha abbinato questo sensore a un obiettivo con un’apertura estremamente luminosa di f/1.5. Questa combinazione è aggressiva: l’apertura f/1.5 non solo massimizza le prestazioni in condizioni di scarsa illuminazione (dove i nostri test confermano che si comporta molto bene), ma produce anche un bokeh, o sfocato, naturale e progressivo, molto più profondo e piacevole di quello che i concorrenti ottengono con aperture più strette (come f/1.8 o f/1.9).
L’obiettivo da 23mm è inoltre supportato da una stabilizzazione ottica dell’immagine (OIS) e da un sistema di messa a fuoco ibrido che include il rilevamento di fase (PDAF) e un laser.
Sul campo, questo hardware si traduce in prestazioni eccezionali. In luce diurna, la gamma dinamica è eccellente e la resa cromatica, grazie anche al tuning di Hasselblad, è veramente apprezzabile con un bilanciamento praticamente perfetto. La fotocamera cattura dettagli nitidi e il rumore è, di fatto, quasi inesistente. I ritratti a 1x sono eccellenti, con tonalità della pelle piacevoli e dettagli del viso ben definiti, con un naturale stacco del soggetto ancora prima di attivare la modalità software dedicata.
Il teleobiettivo
Qui OPPO ha fatto una scelta coraggiosa e, col senno di poi, davvero azzeccata. Ha eliminato la complessa (e a volte incoerente) configurazione a doppio teleobiettivo vista in passato, per scommettere tutto su un singolo sensore: il Samsung ISOCELL HP5 (S5KHP5) da 200 megapixel.
Utilizzare un singolo sensore da 200MP permette a OPPO di coprire più lunghezze focali con un’unica ottica di alta qualità. Il sensore stesso, con un formato 1/1,56″, è significativamente più grande della maggior parte dei sensori teleobiettivo presenti sui principali smartphone concorrenti. Questo, combinato con l’apertura luminosa (per un periscopio) di f/2.1, migliora drasticamente la qualità dell’immagine alla focale nativa di 70mm (3x).
Ma la vera magia avviene grazie ai 200 milioni di pixel da cui il sensore è composto. Questa enorme risoluzione permette a OPPO di eseguire un “in-sensor crop” (un ritaglio al centro del sensore) per produrre uno zoom 6x (circa 140mm) che non è propriamente come quello digitale, ma deriva da una lettura diretta dei pixel.
I nostri test confermano che la qualità a 6x è praticamente identica a quella dello zoom 3x ottico, mantenendo una coerenza perfetta con la fotocamera principale. Questa strategia a sensore unico di qualità si dimostra superiore a un sistema con due sensori più piccoli.
L’ottica periscopica nasconde un’altra caratteristica veramente interessante: grazie alle lenti flottanti ha una capacità di messa a fuoco incredibilmente ravvicinata, fino a soli 9cm. È possibile fotografare fiori, insetti o dettagli di prodotti non con l’ultrawide (che distorce la prospettiva), ma con la compressione e il bokeh cremoso di un 70mm, ottenendo risultati di altissimo livello.
Il kit Hasselblad opzionale
L’accessorio che abbiamo usato allo stadio merita un’analisi dedicata. L’esistenza stessa di questo kit è un’ammissione, sia da parte di OPPO che di Hasselblad, che per quanto l’AI diventi potente, per la vera fotografia a lunga distanza, la fisica del vetro è ancora imbattibile.
Questo accessorio trasforma il Find X9 Pro da uno “smartphone che fa belle foto” a un “sistema fotografico completo e modulare”. È il tentativo più serio fino ad oggi di colmare il divario tra la fotografia mobile e quella delle fotocamere mirrorless.
Analizziamo le specifiche:
- Moltiplicatore ottico: Il teleconverter offre un ingrandimento ottico puro di 3,28x.
- Focale risultante: Applicato al teleobiettivo nativo da 70mm (3,3x), il moltiplicatore porta la lunghezza focale equivalente a circa 230mm.
- Zoom Equivalente: Questo si traduce in uno zoom ottico di 10x rispetto alla fotocamera principale da 23mm.
Come abbiamo sperimentato al Maradona, l’applicazione sul campo va oltre il semplice avvicinarsi. Un 230mm permette di giocare con la compressione dei piani e il bokeh ottico in modi quasi impossibili da replicare digitalmente. Ma c’è di più: combinando questa ottica da 230mm con il crop sul sensore da 200MP sottostante, è possibile spingersi fino a un 40x ibrido (un incredibile 920mm equivalenti) con una qualità che rimane sorprendentemente utilizzabile.
Questo sistema non è privo di difetti. Per esempio, l’accessorio è oggettivamente ingombrante. Inoltre, fin dalle prime prove abbiamo riscontrato un difetto di design: quando è montato, il kit copre l’intera isola della fotocamera, impedendo di passare rapidamente all’obiettivo ultrawide o principale. È un compromesso da “fotografo” – si monta l’obiettivo per un compito specifico – ma è una scelta di design che OPPO dovrebbe rivedere per la prossima generazione.
Tutto il resto: ultrawide, frontale e “True Color Camera”
Un sistema fotografico è forte solo quanto il suo anello più debole. OPPO ha lavorato anche sui sensori di supporto, con risultati eccellenti e una sola, piccola critica.
La fotocamera ultrawide utilizza un sensore Samsung ISOCELL JN5 da 50MP. Con i suoi 15mm, offre un campo visivo ampio e di alta qualità. La presenza cruciale della messa a fuoco con rilevamento di fase (PDAF) gli permette di fungere anche da eccellente fotocamera macro. Tuttavia, nei nostri test, questo si è rivelato l’anello debole del trio. Sebbene di per sé sia ottima, in condizioni di illuminazione difficili non ha lo stesso equilibrio tonale e non è all’altezza delle altre due fotocamere principali.
OPPO ha posto fine da tempo all’era delle fotocamere frontali mediocri. La fotocamera dedicata ai selfie del Find X9 Pro è stata radicalmente aggiornata: ora è un modulo da 50MP che, sorprendentemente, utilizza lo stesso identico sensore della fotocamera ultrawide posteriore.
Questo, da solo, garantisce un enorme balzo in avanti in termini di dettaglio e qualità. Ma la vera rivoluzione è l’aggiunta della messa a fuoco PDAF – un vero elemento di differenziazione da molti concorrenti – per selfie di gruppo e vlogging, con supporto video fino a 4K a 60fps.
Infine, c’è il quarto sensore, il più misterioso: una True Color Camera da 2MP. Perché includere un sensore da 2MP nel 2025? La risposta è pura scienza del colore. Non è un sensore per scattare foto. È, in effetti, un piccolo spettrometro.
I motori di imaging computazionale spesso falliscono nel calcolare il bilanciamento del bianco in condizioni di luce mista, come gli interni di un ristorante (luci calde) con una finestra (luce fredda), o i riflettori di uno stadio. Questo sensore da 2MP risolve il problema a livello hardware: divide la scena in una griglia (6 per 8) e calcola la temperatura colore in modo indipendente per ciascuna delle 48 sezioni. Fornisce quindi questi dati grezzi al Lumo Engine.
L’obiettivo primario? Garantire tonalità della pelle perfette e una resa cromatica accurata in ogni condizione. È un approccio ibrido che, alla prova dei fatti, funziona molto bene.
Lumo Engine e l’Impronta Hasselblad
Tutto questo hardware d’eccellenza sarebbe inutile senza un software intelligente in grado di orchestrarlo. Il Lumo Image Engine è il nuovo motore di imaging proprietario di OPPO, riscritto per gestire l’enorme flusso di dati proveniente dai sensori ad alta risoluzione e dal sensore True Color.
Una delle sue caratteristiche distintive è la capacità di scattare a 50MP come standard dalla fotocamera principale, invece di limitarsi al pixel binning da 12MP, per massimizzare la resa dei dettagli quando la luce lo consente.
La partnership con Hasselblad, nel frattempo, è maturata ben oltre un semplice logo sulla scocca. L’impronta del marchio svedese è evidente.
Il software è regolato per replicare la scienza del colore naturale, realistica e quasi analogica che ha reso celebre il brand svedese, grazie alla cosiddetta Natural Colour Solution. La modalità creativa XPan emula la leggendaria fotocamera a pellicola panoramica, offrendo un aspect ratio cinematografico e simulazioni di pellicola uniche.

Per i puristi, la Master Mode offre controlli manuali completi su ISO, tempo di scatto, messa a fuoco manuale e bilanciamento del bianco, permettendo al fotografo di assumere il pieno controllo creativo. Qui c’è forse l’unica pecca di questo fantastico software: non è possiible importare la risoluzione degli scatti.
Se volete scattare a 50MP o 200MP dovrete ricorrere alla modalità dedicata che però non salva i file in RAW e non presenta i controlli manuali. In Master Mode, utilizzando le impostazioni JPG MAX o RAW MAX, lo smartphone è in grado di salvare file a 50MP ma solo quando le condizioni di luce sono ideali. Non c’è modo di forzare l’impostazione.

Una vera cinema camera in tasca
Se la fotografia è impressionante, le capacità video del Find X9 Pro rappresentano forse il più grande miglioramento di quest’anno, ponendosi in competizione in particolare con l’iPhone di Apple. OPPO non si è limitata a migliorare la qualità, ma ha introdotto funzionalità di livello professionale.
Le specifiche video sono di fascia altissima. Il Find X9 Pro può registrare in 4K a 120fps e in HDR. La caratteristica più importante, tuttavia, è che questa capacità non è limitata alla fotocamera principale: è disponibile anche sul teleobiettivo. Ciò è utilissimo ai videomaker perché permette di girare B-roll in slow-motion non solo con un’inquadratura ampia (23mm), ma anche con la compressione e l’aspetto cinematografico del teleobiettivo da 70mm (l’ultrawide e la fotocamera frontale si fermano a un comunque eccellente 4K a 60fps in HDR).
Ma è l’introduzione di formati professionali che sposta il Find X9 Pro nella categoria “professionale”. Il dispositivo supporta la registrazione in:
- Dolby Vision: Per un flusso di lavoro HDR end-to-end, catturando e visualizzando una gamma dinamica e cromatica superiore.
- LOG e ACES: L’inclusione di un profilo LOG (che cattura un’immagine piatta e “slavata” per massimizzare la gamma dinamica) e la certificazione ACES (Academy Color Encoding System) trasforma lo smartphone da un “dispositivo che fa bei video” a un “vero strumento cinematografico”.
Questi formati sono progettati per la post-produzione professionale e il color grading, permettendo ai videomaker di integrare le riprese del Find X9 Pro in produzioni di alto livello. Combinando tutto questo con l’eccellente stabilizzazione OIS+EIS, il risultato è un pacchetto video che, forse per la prima volta su Android, non fa sentire la mancanza di un iPhone.
Il nuovo standard da battere?
Tornando per un attimo allo stadio, l’esperienza di catturare un’azione a 70 metri di distanza con il Teleconverter Hasselblad non è stata solo divertente, è stata l’ennesima dimostrazione di un sistema fotografico costruito senza compromessi.
L’architettura hardware di questo Find X9 Pro è a 360° la migliore che io abbia mai testato. L’audace, seppur ingombrante, Teleconverter spinge i confini di ciò che uno smartphone può fare. La cura maniacale per l’elaborazione dell’immagine – grazie alla precisione del sensore True Color, la scienza cromatica di Hasselblad e l’inclusione di certificazioni Dolby Vision e ACES – è ciò che mi ha davvero fatto apprezzare questo dispositivo da fotografo appassionato.
I file che si ottengono sono ricchi di informazioni e facilmente elaborabili come quelli di una vera mirrorless. E per chi non ha voglia o capacità di passare per lo step della post-produzione? Oppo Find X9 Pro produce immagini caratterizzate da colori piacevoli e naturali, realistiche ma senza saturare o appiattire la scena. Non ha paura dei contrasti e delle ombre, mantenendo anche un livello di dettaglio che, specialmente con il salvataggio ad alta risoluzione attivo di default, fa davvero la differenza.
Se siete alla ricerca di uno dei migliori cameraphone sul mercato ma volete anche un dispositivo competente per tutto il resto, con un’enfasi sull’autonomia, è davvero difficile consigliare altro. OPPO Find X9 Pro è il prodotto ad oggi più vicino a quello che io reputo il mio smartphone ideale.
Certo, dando io un enorme peso alla fotografia il mio giudizio è forse un po’ di parte, ma sono assolutamente certo che chiunque si metterà in tasca l’ultimo flagship di OPPO non se ne pentirà un singolo istante.








