La divisione semiconduttori del colosso di Seul si prepara al grande ritorno sui flagship Galaxy S26, stringendo una partnership strategica con un’affiliata della storica rivale LG per garantire volumi di produzione elevati.
Samsung chiede aiuto alla sua storica rivale

La posta in gioco non è mai stata così alta per Samsung Electronics. Con l’avvicinarsi della prossima generazione di smartphone di punta, l’azienda sudcoreana sta scommettendo tutto sul suo prossimo processore proprietario.
Dopo anni di alternanza e una recente dipendenza quasi totale dai chipset Snapdragon di Qualcomm per i suoi dispositivi top di gamma, Samsung mira a ristabilire l’autorità del brand Exynos, puntando a un’indipendenza tecnologica che manca da tempo nel segmento premium.
Tuttavia, per realizzare questa ambizione, Samsung ha dovuto guardare oltre i propri confini, stringendo un’alleanza inaspettata. Secondo recenti report provenienti dalla Corea del Sud, una parte cruciale del successo dell’Exynos 2600 sarà affidata a LB Semicon, un’azienda facente parte del LB Group, conglomerato che opera sotto l’ombrello di LG, storico rivale connazionale di Samsung.
Un test cruciale per il ritorno degli Exynos
Le prime indiscrezioni dipingono un quadro promettente per il nuovo System-on-Chip (SoC). Sembra che le fonderie Samsung abbiano raggiunto tassi di rendimento decisamente elevati, rendendo la produzione di massa non solo fattibile, ma economicamente vantaggiosa.
È qui che entra in gioco LB Semicon. L’azienda è stata incaricata del “wafer testing”, una fase nevralgica nella catena di approvvigionamento dei semiconduttori.
Il test dei wafer ha lo scopo di individuare eventuali difetti nei singoli chip prima che questi vengano tagliati e confezionati. Attraverso l’analisi delle caratteristiche elettriche dei circuiti stampati sul wafer di silicio, è possibile scartare le unità difettose in anticipo, garantendo che solo i chip funzionanti passino alla fase successiva di packaging e test finale.
Affidare questo compito a un partner esterno dimostra la necessità di Samsung di operare con la massima precisione e velocità.
Da partner “mid-range” a garante della qualità flagship
Non è la prima volta che le strade di Samsung e LB Semicon si incrociano. L’azienda affiliata a LG ha già gestito in passato i test sui wafer per il colosso di Seul, ma fino ad ora il suo coinvolgimento era stato limitato principalmente ai chipset Exynos di fascia media e ai processori prodotti per gli smartphone Google Pixel.
Con l’Exynos 2600 è la prima volta che LB Semicon viene chiamata a gestire i test per un chip destinato a un vero flagship.
Per far fronte a questa commessa, LB Semicon starebbe già trasferendo attrezzature specifiche nello stabilimento di Anseong, preparandosi a sostenere i ritmi imposti da Samsung.
I segnali di una produzione massiccia
La scelta di coinvolgere l’azienda legata a LG è un chiaro indicatore delle intenzioni commerciali di Samsung. LB Semicon si unisce infatti ad altri due partner storici per il testing, Dosantes e Nepass, diventando il terzo fornitore per questa specifica fase del processo produttivo.
L’espansione del roster di partner per il controllo qualità suggerisce inequivocabilmente una cosa: i volumi saranno elevati. Se Samsung avesse intenzione di utilizzare Exynos 2600 solo su una piccola percentuale di Galaxy S26 o in mercati limitati, i partner esistenti sarebbero stati sufficienti.
L’aggiunta di un terzo attore suggerisce invece che Samsung intende spedire un numero significativo di unità, riducendo drasticamente la presenza di Qualcomm nella sua prossima line-up.








