La compagnia di Lei Jun sta per compiere un passo audace nel mondo delle criptovalute e della blockchain. In una nuova partnership globale, la Sei Development Foundation integrerà il proprio crypto wallet e un’app di crypto discovery direttamente in milioni di smartphone Xiaomi.
A partire dal 2026, l’app sviluppata da Sei Labs, sarà preinstallata su tutti i nuovi telefoni Xiaomi venduti al di fuori della Cina continentale e degli Stati Uniti. Si tratta di una mossa che posiziona Xiaomi all’avanguardia nell’integrazione di servizi Web3, che mira a fornire a milioni di persone il loro primo punto di accesso al mondo crypto. Tuttavia non mancano le polemiche e il motivo non è difficile da immaginare.
Xiaomi si dà alle crypto: cosa cambierà per gli smartphone del brand cinese a partire dal prossimo anno

L’app di Sei Labs non è pensata solo come un semplice wallet per la custodia di valute digitali ma fungerà da vero e proprio punto di accesso per l’esplorazione e l’interazione con l’ecosistema Web3. Gli utenti potranno:
- effettuare pagamenti Peer-to-Peer: sarà possibile inviare pagamenti diretti tra utenti senza la necessità di software aggiuntivo;
- accedere ad App Decentralizzate: l’applicazione consentirà l’accesso alle applicazioni decentralizzate e ad altri prodotti basati su blockchain;
- pagamenti con stablecoin nei negozi fisici: Sei Labs ha in programma di estendere la partnership per abilitare i pagamenti tramite stablecoin (come USDC) che saranno regolati sulla blockchain di Sei, iniziando dagli oltre 20.000 negozi di Xiaomi. Ciò permetterà ai clienti di acquistare l’intero ecosistema di prodotti del brand, inclusi smartphone, tablet e altro, usando le stablecoin.
La scelta di Sei da parte di Xiaomi non è casuale. Sei è una blockchain Layer 1 progettata specificamente per il trading di asset digitali, e il suo Co-Founder Jay Jog ha sottolineato che molte blockchain non hanno dato la giusta priorità alle prestazioni. L’azienda punta a “costruire un NASDAQ decentralizzato” e ambisce a raggiungere 200.000 transazioni al secondo, tramite un’infrastruttura in grado di finalizzare transazioni in meno di 400 millisecondi.
La collaborazione mira a favorire l’adozione crypto in particolare nei Paesi dove Xiaomi detiene una quota elevata del mercato smartphone, come Grecia (36,9%) e India (24,2%). Il marchio di Lei Jun è il terzo produttore di smartphone al mondo, quindi questa novità potrebbe avere un impatto notevole per rendere più accessibile il mondo delle criptovalute.
La questione dei bloatware

Tuttavia, l’integrazione di app preinstallate (bloatware) è un punto dolente di lunga data per gli utenti Xiaomi. Nonostante gli sforzi passati dell’azienda per migliorare la trasparenza, l’installazione di app crypto di default, di cui molti utenti potrebbero non essere consapevoli o che non utilizzeranno, viene vista da alcuni come un potenziale passo indietro in questo senso.
Se da un lato l’introduzione dei wallet Sei preinstallati dal 2026 segna un momento spartiacque per Xiaomi, trasformando i suoi smartphone in hub pronti per il Web3, dall’altro la compagnia cinese rischia di minare il rapporto con gli utenti più attenti alla questione dei bloatware.








