L’introduzione dell’intelligenza artificiale generativa nell’ecosistema della Mela rappresenta una delle evoluzioni più significative nella storia recente dell’azienda di Cupertino.
Tuttavia, il lancio di Apple Intelligence sul mercato cinese (e non solo) si sta rivelando un percorso a ostacoli, caratterizzato da compromessi tecnici e politici necessari per operare all’interno dei confini digitali del Paese.
Le ultime notizie rivelano che la versione locale dell’IA di Apple dovrà superare un vero e proprio esame di stato per garantire che non vi sia alcuna violazione della propaganda governativa ufficiale.
Apple Intelligence: il Grande Firewall e il contesto della censura

Il governo cinese esercita da anni un controllo ferreo sulle fonti di informazione online, una stretta nota come il “Great Firewall”.
Piattaforme occidentali come Facebook, X (ex Twitter) e Wikipedia sono bloccate, e colossi come Google hanno abbandonato il Paese anni fa dopo essersi rifiutati di censurare i risultati di ricerca. Anche i motori di ricerca locali, come Baidu, filtrano pesantemente i termini sensibili.
In questo scenario, i prodotti basati sull’intelligenza artificiale rappresentano una nuova frontiera per l’accesso alle informazioni e, di conseguenza, una nuova preoccupazione per le autorità di Pechino. Il governo controlla questi strumenti obbligando le aziende straniere a utilizzare esclusivamente modelli linguistici di proprietà cinese e approvati dagli enti regolatori, impedendo di fatto l’uso di tecnologie occidentali non filtrate.
Un esame da 2000 domande
Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, i requisiti per l’approvazione sono estremamente specifici e quantificabili. Prima del lancio pubblico, ogni modello di intelligenza artificiale, inclusa la soluzione che Apple implementerà sui propri dispositivi, deve essere sottoposto a un test intensivo.
Le autorità, o le aziende stesse in fase di pre-valutazione, bombardano il modello con circa 2.000 domande appositamente progettate per elicitare informazioni censurate o trattare argomenti vietati.
Le regole sono severe: il chatbot deve rifiutarsi di rispondere ad almeno il 95% di queste domande provocatorie. I quesiti sono strutturati per innescare risposte che potrebbero portare alla “sovversione del potere statale” o alla discriminazione, toccando temi politici e sociali considerati tabù dal Partito Comunista Cinese.
Inoltre, questo non è un test una tantum: le normative prevedono aggiornamenti regolari del set di domande, che devono essere revisionate almeno una volta al mese per stare al passo con l’evoluzione del dibattito pubblico e delle nuove sensibilità politiche.
Il cambio di partner: da OpenAI ad Alibaba
Questa rigida infrastruttura normativa ha costretto Apple a rivedere completamente la sua strategia per il mercato cinese. Mentre nel resto del mondo l’azienda collabora con OpenAI per integrare ChatGPT in Siri e prevede di utilizzare modelli Google Gemini sui propri server, in Cina tali partnership sono impraticabili.
Per conformarsi alle leggi locali, Apple è stata di fatto costretta a stringere accordi con giganti tecnologici cinesi. All’inizio dell’anno è emerso che Cupertino ha siglato una partnership con Alibaba per utilizzare il suo modello di intelligenza artificiale, Qwen3.
Questo modello, ottimizzato per l’uso sui dispositivi Apple, è stato sviluppato fin dall’origine per rispettare i parametri di censura imposti da Pechino, rendendo più agevole, seppur complessa, l’integrazione con i requisiti governativi.
L’addestramento e i nuovi intermediari
La situazione mette in luce un paradosso fondamentale nelle ambizioni tecnologiche della Cina. Da un lato, il governo censura le informazioni disponibili sul web locale, limitando i dati su cui le IA possono essere addestrate internamente.
Dall’altro, desidera che i suoi modelli nazionali siano potenti e competitivi, il che richiede l’accesso a un vasto corpus di informazioni globali, molte delle quali provengono da siti web bloccati nel Paese.
Il compito di conciliare queste due esigenze opposte ricade interamente sulle aziende di intelligenza artificiale. Esse devono addestrare i modelli su dati globali per renderli intelligenti, ma devono poi applicare filtri severi per impedire che tali conoscenze emergano nelle risposte agli utenti.
La difficoltà di prepararsi a questi test governativi è tale da aver generato un’industria di nicchia: sono nate agenzie specializzate.
In modo simile ai corsi di preparazione per i test universitari, aiutano le compagnie tecnologiche a istruire i propri chatbot affinché superino l’esame della censura, garantendo che Apple Intelligence, nella sua incarnazione cinese, rimanga docile e allineata alle direttive statali.








