YouTube è già composto al 20% da “schifezza AI”, gli italiani ci cascano più di altri

YouTube AI slop in Italia
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L’invasione dei contenuti sintetici di bassa qualità sta trasformando YouTube, la piattaforma video più famosa al mondo.

Secondo un nuovo report, un video su cinque proposto ai nuovi utenti è generato dall’intelligenza artificiale, e l’Italia figura nella top 15 mondiale per numero di iscritti a questi canali.

L’IA sta cambiando YouTube, e l’Italia ci sta cadendo con entrambi i piedi

YouTube
Crediti: Canva

Il web sta cambiando volto, e non necessariamente in meglio. Se il 2024 è stato l’anno in cui l’intelligenza artificiale ha mostrato i suoi muscoli creativi, è stato anche l’anno in cui il termine “slop” (letteralmente “sbobba” o “schifezza”) è entrato nel lessico comune, tanto da essere eletto parola dell’anno dal dizionario Merriam-Webster.

Una recente indagine condotta dalla società di editing video Kapwing ha scoperchiato un fenomeno preoccupante: YouTube è ormai invaso da quella che viene definita “AI Slop”, ovvero contenuti di bassa qualità, inautentici e generati massivamente da software per “macinare” visualizzazioni e iscritti.

L’algoritmo della “spazzatura digitale”

Per comprendere la portata dell’invasione, i ricercatori hanno simulato l’esperienza di un utente “vergine”, creando un nuovo account YouTube e analizzando i primi video proposti dall’algoritmo nella sezione Shorts.

I risultati sono allarmanti: su 500 video analizzati, ben 104 (il 21%) erano interamente generati dall’intelligenza artificiale. Se si allarga il campo al cosiddetto “brainrot” (contenuti triviali, ripetitivi e di scarso valore intellettuale) la percentuale sale al 33%.

Non si tratta di arte digitale o sperimentazione tecnica, ma di una produzione industriale di contenuti scadenti progettati per catturare l’attenzione distratta degli utenti e monetizzare attraverso la pubblicità.

Le cifre in gioco sono enormi: si stima che canali come l’indiano “Bandar Apna Dost“, che detiene il record di visualizzazioni per un canale AI con oltre 2 miliardi di click, generino ricavi pubblicitari stimati intorno ai 4,25 milioni di dollari l’anno.

La geografia dell’AI Slop

Analizzando i dati globali riportati nel grafico di Kapwing in collaborazione con NeoMam Studios, emerge una mappa sorprendente del consumo di questi contenuti.

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, non sono gli Stati Uniti a detenere il primato per numero di iscritti ai canali di tendenza “AI Slop”, bensì la Spagna. Il paese iberico domina la classifica con oltre 20,2 milioni di iscritti totali ai principali canali di spazzatura AI, seguita dall’Egitto (17,9 milioni) e solo al terzo posto dagli USA (14,4 milioni).

E l’Italia? Il nostro Paese si dimostra particolarmente permeabile a questo fenomeno, posizionandosi al 14° posto su scala globale. I dati evidenziano che i canali di tendenza AI seguiti dal pubblico italiano hanno accumulato un totale di 4,64 milioni di iscritti.

Sebbene siamo lontani dalle cifre spagnole, il dato italiano è significativo se confrontato con altre nazioni sviluppate: gli italiani sembrano “cascarci” più dei francesi (4,08 milioni), dei giapponesi (3,77 milioni) e degli olandesi (2,86 milioni). Questo posizionamento suggerisce una vulnerabilità specifica dell’utenza italiana verso contenuti sintetici presentati come intrattenimento o informazione spiccia.

Crediti immagini: Kapwing

Un business globale basato sulla distrazione

Il fenomeno non è confinato a una singola regione o lingua. Mentre la Corea del Sud guida la classifica per numero di visualizzazioni (con oltre 8,45 miliardi di views accumulate dai suoi canali top), è interessante notare come il canale di “slop” con più iscritti al mondo sia Cuentos Facinantes, un canale in lingua spagnola ma con base negli Stati Uniti, che vanta quasi 6 milioni di iscritti grazie a video a tema Dragon Ball generati artificialmente.

La definizione data dall’Oxford University Press di questi contenuti come “indiscriminati e intrusivi” descrive perfettamente la nuova realtà dei social media.

Non siamo più di fronte a una piattaforma dove il contenuto umano è la norma, ma a un ecosistema ibrido dove macchine creano video per esseri umani che, spesso inconsapevolmente, li consumano per inerzia.

Con oltre il 50% degli articoli sul web già toccati dall’IA e un quinto di YouTube composto da video sintetici, la sfida per il futuro non sarà solo riconoscere il vero dal falso, ma trovare contenuti che abbiano ancora un’anima.