L’attesa per il prossimo fiore all’occhiello di casa Samsung è ormai quasi giunta alla fine. Se le recenti fughe di notizie condivise dal noto ed autorevole leaker Ice Universe dovessero rivelarsi fondate, il futuro Samsung Galaxy S26 Ultra sarà notevolmente più veloce del suo predecessore, il Galaxy S25 Ultra.
Non si tratta di una sorpresa assoluta, considerando che il dispositivo sarà supportato da una versione personalizzata del nuovo chip Qualcomm Snapdragon 8 Elite Gen 5, ma i numeri emersi dai primi test offrono una prospettiva concreta su ciò che gli utenti potranno aspettarsi.
Samsung Galaxy S26 Ultra passa da Geekbench, ecco i risultati
Di recente, una versione non definitiva del Galaxy S26 Ultra ha fatto la sua apparizione sulla celebre piattaforma di benchmarking Geekbench, svelando le capacità della variante statunitense del dispositivo.
I risultati sono eloquenti: il terminale ha registrato un punteggio di 3.466 in single-core e di 11.035 in multi-core. Comparando questi risultati con quelli del Galaxy S25 Ultra, che si attestavano rispettivamente su 3.137 e 9.769 punti, si nota un miglioramento considerevole, che testimonia l’evoluzione dell’architettura hardware.
Tuttavia, le prestazioni reali potrebbero essere addirittura superiori al momento del lancio commerciale. Il chip esaminato nel test, infatti, non era configurato alla sua massima frequenza operativa.
Lo Snapdragon 8 Elite Gen 5 dispone di due “prime core” capaci di raggiungere i 4,6 GHz e sei core ad alte prestazioni che possono spingersi fino a 3,6 GHz. Durante il benchmark trapelato, i core principali stavano operando “solo” a 4,19 GHz. Ice Universe stima che, nella sua configurazione massima, il punteggio single-core del Galaxy S26 Ultra potrebbe sfiorare quota 3.920.
La sfida eterna: Snapdragon contro Exynos

Questi nuovi dati sembrano anche voler mettere un punto fermo sull’eterna rivalità tra i processori Qualcomm e le soluzioni proprietarie di Samsung.
I punteggi suggeriscono che le varianti Snapdragon continueranno a superare i modelli Exynos. Il leaker ha infatti smentito le voci secondo cui l’Exynos 2600, destinato a equipaggiare la serie Galaxy S26 in specifici mercati, avrebbe superato lo Snapdragon 8 Elite Gen 5.
Ciononostante, la competizione non è del tutto unidirezionale. Sebbene Qualcomm mantenga il suo tradizionale vantaggio in termini di potenza bruta, l’Exynos 2600 possiede un asso nella manica: è basato su un processo produttivo a 2nm, più avanzato rispetto al nodo a 3nm utilizzato per lo Snapdragon 8 Elite Gen 5.
È interessante notare come il vantaggio dichiarato da Ice Universe si concentri molto sul punteggio single-core. Precedenti leak attribuivano all’Exynos 2600 un punteggio single-core di 3.309 e un multi-core di 11.256, numeri che lo rendono estremamente competitivo, seppur leggermente inferiore nel picco di potenza su un solo core.
Verso un futuro costoso ma performante
La questione su quale chip sia “migliore” rimane aperta se si considerano altri fattori oltre al puro punteggio numerico. Uno dei reference device equipaggiato con lo Snapdragon 8 Elite Gen 5 ha superato i 12.000 punti nel test multi-core, suggerendo che la soluzione Qualcomm potrebbe restare l’opzione complessivamente superiore per chi cerca la massima potenza.
Tuttavia, i benchmark sintetici non raccontano l’intera storia, specialmente per quanto riguarda la sostenibilità delle prestazioni nel tempo e l’efficienza energetica.
Ciò che emerge chiaramente è che il divario tra le due piattaforme si sta assottigliando. Anche se l’Exynos 2600 non dovesse battere la controparte americana, i punteggi trapelati indicano che le prestazioni saranno molto vicine.
Questo è un segnale rassicurante per i consumatori: indipendentemente dalla variante acquistata, la famiglia Galaxy S26 si preannuncia estremamente reattiva.
In un contesto di mercato dove i prezzi della componentistica sono in ascesa e Samsung cerca di ottimizzare i margini utilizzando componenti interni, il fatto che i chip Exynos abbiano ridotto il gap prestazionale è fondamentale. Probabilmente i risparmi produttivi non si tradurranno in prezzi più bassi per l’utente finale, ma almeno la garanzia di un’esperienza d’uso di alto livello sembra essere salvaguardata per tutti.








