Secondo un recente studio condotto da MPB, una delle più grandi piattaforme online per l’acquisto e la vendita di attrezzatura fotografica usata, la percezione della realtà delle immagini in Italia sta subendo un contraccolpo significativo.
Il confine tra ciò che è stato catturato da un obiettivo e ciò che è stato sintetizzato da un algoritmo è ormai così labile che oltre la metà della popolazione, precisamente il 55%, ammette di essere già caduta in errore, scambiando un’immagine generata dall’intelligenza artificiale per una fotografia autentica.
Foto reale o IA? Gli italiani non si fidano più di quello che vedono
I dati emersi dal rapporto sulla fiducia e la trasparenza nell’IA dipingono un quadro di incertezza diffusa su tutto il territorio. Nonostante la tecnologia sia ormai onnipresente, solo una piccola minoranza degli italiani, pari al 26%, si sente sicura delle proprie capacità di distinguere un contenuto artificiale da uno reale.
Questa confusione non è priva di conseguenze per il mercato e per la comunicazione d’impresa. La scoperta che un marchio utilizzi l’intelligenza artificiale al posto della fotografia tradizionale, magari senza dichiararlo apertamente, viene percepita come un tradimento della fiducia dei consumatori.
Il sondaggio rivela infatti che quasi la metà degli intervistati tende a fidarsi meno di un’azienda che sostituisce scatti reali con elaborazioni algoritmiche, mentre un consumatore su cinque arriva a perdere completamente ogni stima verso il brand.
L’utilizzo di queste tecnologie al posto delle tradizionali immagini di stock è considerato fuorviante dal 63% del campione, un dato che segnala come l’autenticità non sia considerata un dettaglio accessorio, ma un valore fondamentale nella relazione tra utente e contenuto.
La richiesta di trasparenza e i dubbi etici
Di fronte a questa difficoltà di distinzione, la risposta del pubblico italiano è netta: serve chiarezza. Una schiacciante maggioranza del 74% richiede l’introduzione di un’etichettatura obbligatoria che identifichi senza ambiguità i contenuti generati dall’IA.
Il timore principale è che l’assenza di regole renda impossibile fidarsi di ciò che si vede online, aprendo la strada a disinformazione e manipolazione visiva.
Le preoccupazioni non si limitano alla sfera della veridicità, ma investono anche il campo etico e creativo. Sebbene l’addestramento degli algoritmi su immagini protette da copyright sia tollerato da oltre la metà degli italiani (purché avvenga previo consenso), il 70% ritiene moralmente inaccettabile che l’intelligenza artificiale venga utilizzata per replicare lo stile unico di un artista umano.
A questo si aggiunge un dato forse sorprendente per molti osservatori: la sensibilità ambientale. Ben il 77% degli intervistati si dichiara preoccupato per l’impatto ecologico di queste tecnologie, riferendosi all’enorme consumo energetico e di risorse necessario per alimentare i server che generano ed elaborano questi flussi di dati.
La fine dell’effetto novità e il ritorno al reale
Analizzando le tendenze di ricerca online e il “sentiment” sui social media, lo studio di MPB evidenzia un fenomeno interessante: l’entusiasmo iniziale per i generatori di immagini sembra essersi assopito.
Le ricerche per termini legati agli strumenti di creazione visiva tramite IA sono in calo, mentre si registra una stabilità, e in alcuni casi una crescita, nell’interesse verso la fotografia tradizionale e le fotocamere fisiche. Questo suggerisce che la saturazione di contenuti sintetici, spesso ripetitivi e privi di un vero vissuto, stia spingendo le persone a rivalutare l’importanza dell’elemento umano.
In regioni come la Sicilia e l’Emilia-Romagna, lo scetticismo è particolarmente marcato, con un’alta percentuale di opinioni negative legate alla credibilità culturale delle immagini sintetiche. La fotografia reale, con le sue imperfezioni e la sua capacità di testimoniare un momento irripetibile, sta riguadagnando valore proprio in virtù della sua scarsità in un mare di contenuti artificiali.
Come sottolineato da Sophie Collins di MPB, la fiducia rimane una qualità intrinsecamente umana e la trasparenza non è più un’opzione facoltativa, ma un requisito essenziale per chiunque voglia mantenere credibilità nel prossimo futuro.








