Ex ingegneri Google sotto accusa, rubati segreti relativi ai chip dei Pixel

Google Tensor
Crediti: Google

Un’operazione di spionaggio industriale ha colpito uno dei giganti tecnologici mondiali, portando all’arresto di tre cittadini iraniani accusati di aver sottratto informazioni altamente confidenziali.

Al centro dell’inchiesta condotta dalle autorità federali statunitensi figurano due sorelle, ex dipendenti di Google, e il marito di una di loro.

Secondo i documenti depositati dal Dipartimento di Giustizia, i tre indagati avrebbero orchestrato una cospirazione mirata ad appropriarsi di tecnologie critiche legate alla sicurezza dei processori e alla complessa crittografia alla base dei dispositivi.

In particolare, le informazioni trafugate riguarderebbero lo sviluppo e il funzionamento dei processori Tensor, i microchip proprietari che alimentano i dispositivi della serie Pixel.

Le indagini dell’FBI hanno messo in luce come parte di questo prezioso materiale sia stata trasferita al di fuori dei confini aziendali, raggiungendo server non autorizzati e arrivando persino in Iran.

FBI arresta tre persone, ex-Googler avrebbero esfiltrato i segreti dei chip Tensor

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Samaneh Ghandali, quarantunenne ingegnere hardware, e la sorella trentaduenne Soroor, precedentemente impiegata come stagista, avrebbero sfruttato i propri accessi aziendali per avviare il prelievo dei dati.

Insieme a Mohammadjavad Khosravi, marito di Samaneh e dipendente di un’altra società tecnologica dopo essersi visto respingere diverse candidature dalla stessa Google, avrebbero messo in piedi una vera e propria rete di esfiltrazione.

Il gruppo ha dimostrato una notevole accortezza nell’eludere i controlli informatici di base: invece di procedere sempre con semplici download diretti che avrebbero fatto scattare allarmi immediati, preferivano fotografare fisicamente gli schermi dei computer aziendali.

I dati venivano poi veicolati attraverso piattaforme di messaggistica di terze parti e archiviati temporaneamente su dispositivi personali.

Quando si sono accorti che i sospetti si stavano stringendo attorno a loro, gli indagati hanno intrapreso azioni repentine per nascondere le proprie tracce, distruggendo prove fisiche e fornendo dichiarazioni mendaci.

La scoperta interna e le conseguenze giudiziarie

Nonostante le tecniche di evasione, i sistemi di monitoraggio e difesa interna di Google sono riusciti a isolare i movimenti anomali dei file, permettendo all’azienda di intervenire in modo tempestivo e di avvisare immediatamente l’FBI.

I vertici investigativi hanno descritto la condotta dei tre come un grave tradimento della fiducia aziendale, evidenziando la stringente necessità di proteggere la proprietà intellettuale statunitense da qualsiasi tentativo di sottrazione illecita o spionaggio.

Gli accusati, apparsi dinanzi alla corte federale di San Jose in California, devono ora rispondere di ben quattordici capi d’imputazione che spaziano dal furto di segreti commerciali alla cospirazione, fino ad arrivare all’ostruzione della giustizia.

In caso di condanna definitiva per i reati più gravi, le pene previste dalla legge potrebbero rivelarsi estremamente severe, portando gli imputati a scontare fino a venti anni di reclusione all’interno di un penitenziario federale.