Crediti: Canva
L’ansia da batteria scarica è una delle “patologie” più diffuse dell’era moderna. Che ci si trovi a metà di un viaggio sconosciuto con il navigatore acceso o nel bel mezzo di una giornata lavorativa all’estero, vedere l’indicatore della carica scendere sotto la soglia critica del 20% genera una frustrazione palpabile.
Spesso la reazione immediata è quella di correre ai ripari acquistando power bank d’emergenza o cercando freneticamente una presa di corrente, ma raramente ci si sofferma sulla vera causa del problema.
Non è sempre colpa dell’hardware ormai datato o di una batteria difettosa: molto spesso, il colpevole è il software che scegliamo di installare.
Un recente studio condotto da Elevate, nota azienda nel settore delle telecomunicazioni e delle reti, ha gettato luce sulle abitudini digitali degli utenti, identificando una lista nera di applicazioni che agiscono come veri e propri parassiti energetici.
L’analisi ha preso in esame non solo il tempo in cui l’utente interagisce attivamente con lo schermo, ma anche il consumo dati e, soprattutto, i processi invisibili che avvengono quando il telefono è bloccato in tasca.
Secondo i dati raccolti, molte delle applicazioni più popolari al mondo continuano a lavorare incessantemente anche quando crediamo di averle chiuse. Elevate ha calcolato l’impatto mensile basandosi su un utente medio, rivelando percentuali di consumo che superano di gran lunga la singola carica giornaliera.
Ecco la classifica delle applicazioni che impattano maggiormente sulla durata della batteria secondo lo studio:
Elevate ha sottolineato un aspetto cruciale emerso dallo studio: la discrepanza tra la percezione dell’utente e la realtà.
Mentre ci preoccupiamo del consumo dello schermo durante l’editing video o la visione di un film, spesso ignoriamo che app come Spotify o i social network continuano a scambiare dati, aggiornare feed e localizzare la posizione anche quando il telefono è in stand-by.
È proprio questa attività “fantasma” a lasciare gli utenti a secco prima di sera.
Per chi non vuole rinunciare a queste applicazioni ma desidera arrivare a fine giornata con il telefono ancora acceso, gli esperti suggeriscono alcuni accorgimenti.
La prima linea di difesa è la disattivazione dell’aggiornamento in background (o “Background App Refresh”) per tutte le app non essenziali, questo impedisce ai software di “svegliarsi” continuamente per scaricare nuovi contenuti mentre non li stiamo usando.
È inoltre consigliabile sfruttare la modalità Risparmio Energetico, che automatizza la limitazione delle attività secondarie, e gestire la luminosità dello schermo (manualmente o con sensore automatico).
Infine, un consiglio spesso trascurato riguarda gli aggiornamenti: mantenere sistema operativo e app all’ultima versione può introdurre ottimizzazioni del codice che riducono il carico sul processore.
Tuttavia, se l’autonomia resta critica, la soluzione definitiva suggerita da Elevate rimane drastica ma efficace: disinstallare le app più esose che non sono strettamente necessarie alla nostra quotidianità.
Il mercato dei tablet ha vissuto anni di stasi, con dispositivi spesso relegati al ruolo…
Ultimo aggiornamento: 2 marzo – Come ogni interfaccia proprietaria che si rispetti, anche HyperOS (e…
La tecnologia delle batterie sta facendo passi da gigante: i produttori cinesi hanno spinto sull'acceleratore,…
Il MWC di Barcellona ha segnato anche il debutto dei nuovi flagship del produttore cinese:…
Ultimo aggiornamento: 2 marzo – Con l'evoluzione costante della tecnologia e la crescente preoccupazione per…
Ultimo aggiornamento: 2 marzo – Avete uno smartphone o un tablet Xiaomi, Redmi o POCO…